Con la riapertura stagionale del Museo Baroffo e del Santuario, sono
presentate al pubblico alcune nuove acquisizioni (1): quattro opere
inedite donate di recente al museo, segno lusinghiero di apprezzamento
e di fiducia per una realtà museale che, con la sua varietà
di opere, epoche, stili, suggerisce molteplici percorsi di lettura.
Come si è potuto constatare più volte nelle occasioni
in cui il museo ha offerto visite guidate a tema, uno degli itinerari
più graditi è sempre risultato quello iconografico, quello
cioè in cui si osserva in quale modo un determinato soggetto
venga tradotto in immagini, quali siano le figure rappresentate e i
reciproci rapporti, quali i gesti ricorrenti e gli elementi ripetuti.
Alla lettura iconografica si accompagna quella iconologica, legata alla
comprensione dei significati simbolici e allegorici delle immagini.
Constatare il riproporsi di alcune componenti permette di capire che
cosa in un certo momento storico e in un dato contesto si sia ritenuto
più importante sottolineare.
Questa premessa serve per giustificare i passaggi che farò fra
poco muovendomi dal Quattrocento fino al Novecento seguendo il filo
rosso di alcuni temi legati alla Pasqua, dato il periodo nel quale ci
troviamo e poiché due delle nuove opere esposte in museo sono
Crocifissioni.
Comincerò questo percorso nella terza sala del museo guardando
la Salita al Calvario, olio su rame attribuito a un manierista nordico
del XVI secolo, in cui è raffigurato Gesù che cade sotto
il peso della croce. La scena è affollata, in conformità
alle parole di Luca "Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne"
e non è facile distinguere i vari personaggi che la popolano.
È una conquista progressiva dell'osservatore l'individuazione
di Cristo, di Simone di Cirene, della Veronica, della Madonna, secondo
una caratteristica tipica della pittura detta manierista.
Simone di Cirene, rappresentato come di consueto con i capelli grigi
e una folta barba, sta accingendosi a sorreggere l'estremità
inferiore della croce. Proprio il suo ruolo, attribuitogli dai vangeli
sinottici, deve aver dato origine per deduzione al tema della caduta
di Cristo, fatto che non trova riscontro nella narrazione evangelica,
ma che diventa un elemento fisso della tradizione della Via Crucis.
Era normale che il condannato portasse la croce sul luogo dell'esecuzione,
anche se il trasporto riguardava solo il palo trasversale che sul posto
veniva poi issato su quello verticale. In questo dipinto, come nella
quasi totalità delle traduzioni figurative del tema, è
presentata tutta la croce, probabilmente perché, grazie alla
sua interezza, possa essere immediatamente riconoscibile (così
è anche nella cappella con la Salita al Calvario del nostro Sacro
Monte).
Una donna all'estrema sinistra, vestita di rosa chiaro e di bianco,
ha in mano un panno e si sta dirigendo verso Gesù caduto: è
la Veronica, figura della tradizione popolare che non compare nel vangelo,
alla quale è stato attribuito questo gesto caritatevole, premiato
con una delle reliquie più venerate: il volto santo rimasto impresso
sulla stoffa. Anche all'interno della IX cappella a questa donna detta
Veronica (= vera icona, vera immagine) viene attribuito un ruolo di
assoluto rilievo: un colloquio privilegiato di sguardi lega Cristo e
la donna che mostra il panno con l'immagine del volto.
Ritorniamo al nostro dipinto. Maria è in secondo piano, dietro
alla Veronica. Si riesce a individuarla nella donna che, con il capo
piegato di lato quasi si sentisse mancare, viene sorretta nel suo dolore
da altre due donne. L'iconografia detta dello Spasimo, che vede la Madonna
svenuta o mentre si sente venir meno alla vista del Figlio che sale
al Calvario, che è crocifisso o che è deposto dalla croce,
compare nel XIV secolo e da allora fino all'età della Controriforma
conosce una grandissima fortuna. Questo motivo patetico, osteggiato
inizialmente dalla Chiesa perché considerato indecoroso oltre
che non rispettoso della verità evangelica, lo troviamo lungo
la Via Sacra sia nella IX che nella X cappella, anche se l'espressione
del dolore è più composto rispetto a molti esempi di Spasimo
d'età precedente. Nel caso delle scene delle cappelle siamo infatti
ormai in pieno Seicento e il Concilio di Trento ha già ribadito
la necessità di conformarsi al racconto di Giovanni, cui corrisponde
più correttamente l'iconografia più antica, poco presente
dal Trecento fino a metà Cinquecento, detta dello Stabat Mater:
Maria in piedi sotto la croce, chiusa nel suo dolore, forte pur di fronte
alla sofferenza del Figlio. Al Sacro Monte si adotta una soluzione di
compromesso: non si rinuncia alla teatralità di una Madonna che
esprime dolore, assistita dalle donne, ma il dramma viene messo in scena
senza sottolineature eccessive. E parlare di dramma non è improprio
se si pensa all'indubbia influenza che le Sacre Rappresentazioni ebbero
sulla nascita della tradizione dello Spasimo.
Anche nel Sacro Monte Calvario di Santa Maria del Monte, quello cinquecentesco
di cui rimangono solo alcune statue conservate nel Monastero delle Romite
Ambrosiane, ricorreva lo Spasimo. Secondo la descrizione legata alla
visita pastorale di S. Carlo del 1578, infatti, all'incirca dove ora
c'è la Chiesa dell'Annunciata, si incontrava "uno portico
aperto, et sotto al quale risponde uno loco dove sono quattro fenestroni
nel quale vi sono diverse figure grande, et come il Signore Jesu porta
la croce et è intitolato al Pasmo della Madona".
Interessante è guardare come viene presentata Maria nelle Crocifissioni
della sala di arte sacra contemporanea a lei interamente dedicata. Nella
Crocifissione di Giuseppe Montanari Maria si accascia completamente
al suolo, come nei più plateali Spasimi di certa pittura trecentesca
o in alcuni Compianti scultorei tra Quattrocento e Cinquecento.
L'Addolorata trova il suo ruolo sotto la croce nell'accettazione composta
del destino del Figlio nella Crocifissione di Luigi Filocamo, come in
quelle di Floriano Bodini e di Oreste Quattrini, due delle nuove acquisizioni
cui si accennava all'inizio. Il giovane Bodini in questa piccola tavola
distribuisce tre personaggi che, anche nelle rappresentazioni più
sintetiche dell'evento, come in quelle che spesso venivano poste alla
sommità di polittici, di norma non mancano: Maria, Giovanni e
la Maddalena. La loro distribuzione è tradizionale: la Madonna
è in posizione privilegiata, a destra di Cristo, Giovanni è
a sinistra e Maria Maddalena è inginocchiata ai piedi della croce.
Bodini veste di nero la Madonna, dai capelli grigi, quasi già
volesse imprimerle il carattere del lutto. Alla Maddalena fa indossare
il consueto rosso che spesso la connota e, come in tanta arte precedente,
le fa assumere il ruolo di personaggio cui è chiesto di esprimere
il dolore in forma massima, dipingendola di spalle con le braccia alzate
e distese.
Se il Cristo di Bodini appare già gravato dal peso della morte,
non così è quello modellato da Quattrini, e se la croce
in Bodini svetta sul paesaggio roccioso, isolata contro il cielo blu
scuro, in Quattrini essa è talmente bassa che i piedi di Gesù
toccano quasi terra. La vicinanza con il gruppo di Maria e delle due
donne da una parte, e Giovanni dall'altra, pare contenere il dolore.
L'originale soluzione compositiva della croce che con i suoi bracci
dà le dimensioni all'opera comprendendo tutto in sé, sembra
servire non tanto per dare risalto a uno strumento di supplizio, ma
per mostrare che è la croce, con tutto quello che essa rappresenta,
l'elemento che può condurre alla verità dell'evento.
A riprova della valenza simbolica di cui si può caricare un taglio
compositivo singolare, basta guardare la Crocifissione di Paolo Borghi.
La croce si staglia alta sul gruppo di donne, panneggiate come figure
del Quattrocento toscano, su S. Giovanni insolitamente assorto, sul
cavallo presentato abilmente di scorcio pur nel poco rilievo. Ad accrescere
l'impressione di un Cristo che, per la luce che scaturisce dalla sua
vigorosa figura, pare già quasi preannunciare la vittoria sulla
morte, è il significativo particolare della testa del crocifisso
che sporge dal rettangolo bronzeo che inquadra l'opera.
A chi vorrà continuare questo percorso tematico oltre le righe
di questo articolo, assicuro che troverà altri esempi di grande
interesse. Uno fra tutti: la minuscola Crocifissione del pittore Giovanni
Brancaccio, in cui le ridottissime dimensioni, che ne fanno l'opera
più piccola di tutto il museo, non impediscono che siano raffigurate
ben tre croci di inaspettata monumentalità.
(1).
Le nuove acquisizioni del museo riguardano tre
opere di autori contemporanei: un olio su tavola di Floriano Bodini
(Gemonio, Varese 1933 - Milano 2005), intitolato La Croce; una scultura
a tutto tondo in terracotta di Angelo Frattini (Varese 1910 - 1975)
in cui Madre e Figlio sono uniti in un originale abbraccio; un alto
rilievo in terracotta, Crocifissione con Addolorata, di Oreste Quattrini
(Sesto Fiorentino, Firenze 1919-Varese 2005). La quarta nuova acquisizione
è invece un'opera ottocentesca: una tavola inedita del pittore
Federico Faruffini (Sesto S. Giovanni, Milano 1833 - Perugia 1869) raffigurante
una misteriosa Scena d'inquisizione.