da Il nostro Sacro Monte - 37/2005

Bodini è ancora al Sacro Monte
a cura di Laura Marazzi

   


È certo che ogni buon "amico" del Sacro Monte veda il nome dell'artista Floriano Bodini legato da più fili a questo luogo a due passi da Gemonio, dove nacque nel 1933 e dove nel 1999 fu inaugurato l'omonimo museo civico, e da Azzio, paese da lui tanto amato. Qui infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale, egli visse come sfollato da Milano e potè apprendere i primi insegnamenti in campo artistico dal nonno materno Virgilio Mascioni, affreschista e pittore appartenente alla nota famiglia di costruttori di organi.
La sincera amicizia che legò Bodini e Monsignor Pasquale Macchi portò buoni frutti anche al Sacro Monte, come quando, in qualità di arciprete del Santuario di S. Maria del Monte, Monsignor Macchi commissionò a Bodini la grande statua bronzea di papa Paolo VI che da quasi vent'anni accoglie i pellegrini al termine della Via Sacra. Divenuto ormai una realtà famigliare per gli affezionati del Sacro Monte e parte integrante della storia del luogo, questo monumento viene spesso preso come emblema dell'artista gemoniese che, malgrado le sue opere siano in tante importanti chiese, piazze, musei d'Italia e d'Europa, per i varesini è innanzitutto "lo scultore del Paolo VI".
Prova ne è anche il fatto che molte volte, accompagnando i visitatori della zona tra le sale del Museo Baroffio e del Santuario, mi capita di sentire qualcuno che, di fronte alla sua Madonna di Loreto (bronzo, 1994), esclama: "Questo è Bodini!". La Madonna di Loreto, che a un primo sguardo potrebbe sembrare la nostra Madonna del Monte, perché, incoronata e avvolta in ampie vesti, regge il Bambino anch'egli coronato, è quella che, in scala maggiore e in diverso materiale, cioè in marmo bianco di Carrara, costituisce l'altare del Santuario di Loreto. Non è un caso che il riconoscimento normalmente avvenga davanti alla Madonna di Loreto perché, malgrado siano parecchie le opere di Bodini ospitate all'interno della sala dedicata all'arte sacra contemporanea di tema mariano, è questa che stilisticamente si avvicina di più alla statua di Paolo VI. In entrambe troviamo infatti caratteristiche proprie dell'arte di Bodini maturo: morbide superfici impreziosite da motivi curvilinei incisi che donano una nuova ricchezza decorativa a forme arrotondate. Non è azzardato riconoscere in questa produzione una meditazione sull'arte barocca, se lo stesso Bodini in un'intervista disse: "Ho studiato il barocco che da giovane non consideravo: posso dire di averlo ripensato e, alla fine, capito. In molte delle mie opere monumentali recenti si avverte un dialogo col barocco"(1).
Difficile invece è per il visitatore non troppo esperto individuare immediatamente Bodini nelle sue giovanili Madre e figlio (1956, noce) o Madonna con Bambino (1957, bronzo) perché riferibili a una fase stilistica diversa (2).
La prima scultura, eseguita nel 1956 subito dopo gli studi all'Accademia di Brera compiuti con Francesco Messina, presenta Maria e Suo Figlio chiusi in un volume essenziale e compatto ed è chiara testimonianza dell'amore di Bodini per il Romanico. Il legno scabro è lavorato in modo che sulla superficie resti abbondantemente traccia del procedere faticoso degli attrezzi del mestiere.
La bronzea Madonna col Bambino, della quale si riporta qui la fotografia, mostra invece un allungamento dei personaggi che è facile collegare a esempi gotici (3) e ben rappresenta la tendenza espressionista di Bodini che deforma o accresce alcune parti della figura oppure, al contrario, scava e taglia la sua superficie così da provocare delle improvvise fessure d'ombra. È una scultura tormentata in cui l'alternarsi di sporgenze e rientranze movimenta e rende discontinuo il flusso della luce. Le mani sia della Madonna che di Gesù Bambino sono sovradimensionate. "Non è una novità" - dice a volte qualche ragazzino sveglio che tuttavia non ha colto che questa è un'opera giovanile e che l'esempio di "grandi mani" per lui più famigliare, quello della statua di Paolo VI al Sacro Monte, è successivo di trent'anni.
Questo dato della mani più grandi del naturale, sul quale di solito si sofferma la curiosità di molti, emerse anche durante la bella serata del settembre 2003, quando chiamammo Floriano Bodini a essere protagonista del primo "Incontro con l'artista" presso il Museo Baroffio e del Santuario, ottenendo da parte sua un consenso immediato, frutto di genuino entusiasmo. Bodini disse che a questo interrogativo avevano cercato di rispondere in modo diverso molti critici, alcuni dei quali avevano formulato risposte utili e in un certo senso sorprendenti per lo stesso scultore. L'immagine proiettata, neanche a dirsi, era quella della statua di Paolo VI del Sacro Monte. Bodini spiegò che delle due grandi mani protese l'una benedice e l'altra ammonisce e che la grande dimensione sottolineava il gesto. Non negò comunque il valore anche simbolico di questo elemento.
Monsignor Giorgio Basadonna, nella pubblicazione stampata per l'inaugurazione del monumento nel 1986, incentrò la sua attenzione proprio su quelle "mani così vistose, così tese e aperte, quasi a sfidare l'equilibrio e le misure di un realismo troppo facile (…)" e in esse seppe leggere molti significati. "Sono le mani che si aprono all'ospitalità, alla stretta amichevole e cordiale; le mani che hanno trasmesso innumerevoli volte la carità, l'attenzione, la condivisione (…). Sono le mani che lungo il suo ministero sacerdotale hanno benedetto e consacrato (…). Sono le mani stese come nel gesto liturgico (…). Sono le mani aperte a cogliere e prolungare la tradizione della Chiesa (…). Sono le mani che indicano quella meta che Lui già gode (…)"(4).
Anche in un'altra opera del museo le grandi mani hanno un notevole risalto e assumono valenza simbolica. In Maria e il Duomo di Milano (1997, bronzo), concepita come medaglia commemorativa per il primo centenario della nascita di Paolo VI, è raffigurata la Madonna che, le braccia aperte e le grandi mani distese in un largo abbraccio, protegge la Chiesa, rappresentata dal Duomo di Milano.
Per dovere di completezza bisogna aggiungere che non sono esposte presso il museo solo opere in legno e bronzo, ma anche un bassorilievo in marmo, materiale che Bodini cominciò a usare con continuità solo dal 1970 circa (Madonna del Sacro Monte, 1997).
Infine un inedito dipinto giovanile (Maternità, 1958, olio su tela), in cui un'esile candela sprigiona una grande luce all'interno della stalla e illumina la Madre che allatta il Bambino, mostra le qualità di un artista che non è stato solo scultore e ribadisce l'eccezionalità del percorso variegato di un maestro della nostra terra per il quale sentiamo nostalgia e gratitudine.

(1). E. Pontiggia, Conversazione con Bodini, in Floriano Bodini (XI Biennale Internazionale di Scultura Città di Carrara; Carrara, Palazzo Caselli, 27 luglio/27 settembre 2002), Pisa, 2002, p. 29.
(2). Sono gli anni del cosiddetto Realismo Esistenziale al quale il Museo Civico Floriano Bodini ha recentemente dedicato una mostra (Realismo Esistenziale 1954-1964, 3 luglio/2 ottobre 2005). Bodini partecipò attivamente alla ricerca comune e allo scambio d'idee che legarono Banchieri, Ceretti, Ferroni, Guerreschi, Romagnoli, Vaglieri nella tendenza artistica definita dal critico Marco Valsecchi Realismo Esistenziale per il suo legame con tematiche proprie della filosofia e della letteratura esistenzialista francese.
(3). A questo punto appaiono chiare le parole di Elena Pontiggia che nel suo contributo Floriano Bodini. L'espressionismo e l'antico, inserito nel catalogo sopra citato della mostra di Carrara (p. 17) afferma che l'arte di Bodini è "apparentemente anticlassica, ma al tempo stesso alimentata da un colloquio continuo con la storia dell'arte, dal romanico al gotico, dall'arcaico al barocco".
(4). G. Basadonna, Nell'abbraccio di Paolo VI, in Il monumento a Paolo VI di Floriano Bodini al Sacro Monte di Varese, Varese, 1986, pp. 11-12.