da Il nostro Sacro Monte - 32/2004

Una miniatura e l'iconogra della Resurrezione

a cura di Laura Marazzi

   


La Pasqua è ormai vicina e mi piacerebbe dedicare ai lettori, come augurio un po' speciale, l'immagine di un'opera del Museo Baroffio e del Santuario raffigurante la Resurrezione.
L'idea è semplice e forse banale, ma non di facile realizzazione: l'unica rappresentazione di questo fatto fondamentale per la vita di ogni cristiano me la offre infatti solo il più antico antifonario conservato in museo. È una miniatura di gusto francesizzante, databile tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, che orna una pagina pergamenacea di questo prezioso codice comprendente i due periodi liturgici più importanti: quello del Natale e quello pasquale.
L'evento narrato vede protagoniste delle figure dai volti vivaci, purtroppo un po' deteriorati, che occupano in modo efficace lo spazio ridotto del capolettera. Tre donne sono in piedi presso il sepolcro, un sarcofago verde con il coperchio spostato dal quale escono due lembi del lenzuolo che aveva avvolto Cristo morto e ora risorto. Un'apertura nella parte bassa del sepolcro lascia intravedere due soldati addormentati, tanto piccoli da poter essere racchiusi, senza nemmeno troppo agio, in questo spazio angusto, e curvi per seguire l'andamento di questa sorta di nicchia. La soluzione più curiosa è però adottata per l'angelo che invita le donne a non spaventarsi e annuncia l'avvenuta Resurrezione: egli infatti sembra essere seduto sulla stanghetta centrale della lettera E entro la quale si svolge la scena. Inoltre ha un'ala che sale verso l'alto e un'altra che scende verso il basso, non essendo sufficiente lo spazio per un uguale disporsi delle ali.
Lasciamo da parte i gravosi dubbi su come farà a volare di nuovo in Cielo questo messaggero alato, così concepito, e spingiamoci a qualche considerazione sull'iconografia.
Più che di fronte a una Resurrezione in senso proprio, ci troviamo davanti alla raffigurazione delle Donne al sepolcro: ciò che di straordinario doveva compiersi si è già realizzato.
È difficile immaginare come si sia svolto il miracolo della Resurrezione: non ci furono testimoni. Nei Vangeli non si parla del fatto in sé: in tutti e quattro però si riporta l'episodio delle pie donne che, recatesi al sepolcro di Cristo, lo trovarono vuoto e furono chiamate per prime a testimoniare l'impossibile realizzato(1) .
È per questa ragione che almeno fino al XIII secolo il tema delle Donne al sepolcro è quasi sempre raffigurato al posto della Resurrezione, soggetto raro perché non suffragato dalle Sacre Scritture.
Solo con l'inizio del XV secolo diventa frequente rappresentare Cristo risorto, secondo due modalità: o sta sospeso tra cielo e terra sopra al sepolcro scoperchiato, circonfuso di luce, magari entro una mandorla, similmente al Cristo dell'Ascensione, oppure esce trionfante dal sarcofago innalzando il vessillo della croce, rossa in campo bianco, simbolo della vittoria sulla morte.
Anche nelle più antiche immagini che alludono alla Resurrezione, quelle che vedono Cristo rappresentato come agnello, vittima sacrificale che trionfa sulla morte, troviamo il medesimo vessillo rossocrociato.
È quello stesso stendardo che il Redentore impugna nella decima cappella della Via Sacra, dedicata al primo Mistero Glorioso, tra la paura e lo stupore dei soldati posti a guardia della sepoltura, scoperchiata. Solo un soldato continua a dormire, incurante, mentre le anime di alcuni morti, affrescati sulle pareti, vengono liberate dal limbo e sospinte verso l'alto. Gli altri affreschi della cappella svolgono tre temi che, come quello delle Donne al sepolcro, furono spesso sfruttati in luogo della Resurrezione in senso stretto: sono le apparizioni di Cristo Risorto alla Maddalena (Noli me tangere), alla Madonna e ai discepoli di Emmaus.
Al Sacro Monte sono poche le raffigurazioni legate alla Resurrezione di Cristo, mentre numerose sono le rappresentazioni della Passione e Morte di Cristo (2). La ragione di questa constatazione, valida anche in assoluto, è di tutta evidenza in rapporto a questo luogo secolare di pellegrinaggio, faticosa ascesi segnata dalla preghiera, dall'urgenza del perdono e dalla necessità del conforto, nella quale il fedele si carica della propria sofferenza, come Cristo della croce, e impara che le cadute lungo il percorso non impediranno la conquista del premio finale.

(1). Matteo 28, 1-10; Marco 16, 1-8; Luca 24, 1- 11; Giovanni 20, 1- 13.
(2).
Si pensi per esempio al Cristo portacroce tra due schiere di monache affrescato in Santuario o a quello esterno, quasi del tutto compromesso, visibile avendo alle spalle la statua di Paolo VI di Bodini, o ancora ai rilievi lignei dell'altare sforzesco, oggi divisi tra il Sacro Monte (Monastero delle Romite Ambrosiane) e Milano (Civiche Raccolte del Castello Sforzesco) raffiguranti la Flagellazione, la Salita al Calvario, La Crocifissione, la Deposizione.