Nel 1608 Pier Francesco Mazzucchelli detto
il Morazzone, reduce dalla sua prima commissione sacromontina in quel
di Varallo, dipingendo la cupola della Settima Cappella del Sacro Monte
di Varese inaugurò il variegato libro della pittura murale della
Via Sacra, di cui poco dopo scrisse la pagina più alta affrescando
le pareti di quella stessa cappella.
Sopra le statue che rappresentano il dramma della Flagellazione di Cristo,
mentre dietro scorre dipinta la serrata sequenza dei fatti che la precedono,
cinque grandi angeli partecipano in modo evidente alla sofferenza di
Cristo occupando gli spicchi della cupola che a stento ne contengono
la mole. Uno di questi angeli dolenti, in complicata posizione dinamica,
muove una gamba in avanti, incrociando l'altra come a passo di danza,
mentre allarga le braccia segnando la profondità dello spazio.
La testa inclinata è circondata dall'abbondante stoffa del mantello,
che, trattenuto unicamente dal "turgido nodo centrale"(1)
, è gonfiato dallo stesso vento che solleva la veste con ampie
pieghe.
L'interesse che questo angelo dovette suscitare in anni vicini alla
sua realizzazione è testimoniato dalla quantità di disegni,
riprese e derivazioni che costituiscono un esempio significativo della
fortuna duratura, nella pittura lombarda del Seicento, dei modelli morazzoniani.
A questo tema, più volte indagato, si aggiunge ora qualche nuovo
appunto, incoraggiato dalla presenza nel Museo Baroffio e del Santuario
di un disegno dell'angelo sopra descritto.
Per iniziare conviene porre l'attenzione sulla figura del pittore milanese
Carlo Francesco Nuvolone che al Sacro Monte di Varese fu chiamato ad
affrescare la Terza e la Quinta Cappella. Apprezzabile è il suo
intervento pittorico nella Quinta Cappella, dove egli lasciò
la firma, oltre alla data 1650, confermata da attestazioni documentarie
che aggiungono che l'anno seguente ebbe anche la commissione della coloritura
delle statue di Francesco Silva. Più difficile è invece
valutare gli affreschi della Terza Cappella, datati 1658, perché
all'inizio degli anni Venti del Novecento il precario stato di conservazione
parve legittimare pesanti interventi. Anche la Fuga in Egitto che il
Nuvolone dipinse sul muro accanto alla cappella, dove oggi è
l'omonimo murale di Guttuso, non si salvò dai rifacimenti novecenteschi.
Allo stato attuale degli studi non risulta che Carlo Francesco nella
sua attività varesina abbia avuto quale collaboratore il più
giovane fratello Giuseppe, come accadde spesso altrove. Giuseppe, che
nel corso degli anni Cinquanta cercò di affrancarsi gradualmente
dall'influenza del fratello, legò il suo nome anche a una delle
ultime opere commissionate a Carlo Francesco al Sacro Monte di Orta,
dove entrambi erano già stati attivi fianco a fianco nella Decima
Cappella: la decorazione della Diciassettesima Cappella, in cui appare
chiaro l'intervento preponderante di Giuseppe nelle scene alle pareti,
anche in ragione del fatto che gli affreschi nell'agosto del 1661 non
erano stati ancora ultimati e che Carlo Francesco morì entro
il 1662. Per motivi conservativi meno facile è l'analisi della
volta, da dove, secondo la pratica consolidata, i lavori dovettero iniziare.
Come ha notato Simonetta Coppa, la Gloria angelica affrescata a Orta
sulla volta appare affine, dal punto di vista compositivo, alla Gloria
angelica dipinta da Giuseppe Nuvolone nel 1657 nella cupola della Cappella
Pestalozzi in S. Lorenzo a Chiavenna (2) (e, aggiungiamo qui ora, a
quella affrescata da Carlo Francesco nella volta della Quinta Cappella
del Sacro Monte di Varese, la prima in ordine cronologico) (3). In particolare
a noi interessa osservare come uno degli angeli di Orta sia molto simile
a uno degli angeli di Chiavenna, il quale a sua volta è una palese
ripresa dell'angelo "varesino" del Morazzone da cui il nostro
discorso è iniziato: analoga è la postura della figura
(solo a Orta l'angelo, i cui piedi sono nascosti da nuvole, ha la mano
sinistra con il palmo rivolto verso l'alto e il gomito lievemente piegato);
quasi uguale il movimento "rigonfio" del mantello, fermato
da un identico nodo, e della veste, anche se a Orta le braccia sono
nude, mentre a Chiavenna sono coperte come nel modello varesino.
L'andamento delle pieghe appena al di sotto del famoso nodo, che nell'affresco
di Varese, a causa di travagliate vicende conservative, non appare chiaro,
a Chiavenna è ordinato in una sorta di sbuffo, abbastanza elegante,
come non si ravvisa in nessuno dei disegni riconducibili all'esempio
morazzoniano.
Da questo gruppo di disegni va separato il disegno dell'Ambrosiana (F.
246 inf. N. 55), pubblicato dal Bora con un refuso che è stato
più volte in seguito ripreso generando qualche confusione, accostabile
con assoluta pertinenza, per le differenze già rilevate, all'angelo
di Orta (4) .
I disegni in più stretto rapporto con l'angelo affrescato dal
Morazzone alla Settima Cappella - uno esposto nel Museo Baroffio e del
Santuario (5), un secondo conservato presso la Biblioteca Ambrosiana
(F. 235 inf. N. 1218) (6) e un terzo battuto all'asta a Londra da Sotheby's
nel 1979 (7) - presentano alcune caratteristiche comuni: la quadrettatura
si sovrappone alla figura scomponendola nello stesso modo, al punto
che, confrontando i singoli riquadri dei tre disegni, si notano ben
poche differenze; in tutti e tre la mano sinistra dell'angelo è
lasciata indefinita, al contrario di quella destra; il piede più
arretrato si presenta completo nel disegno già Sotheby's, mentre
è delineato solo in parte nel disegno Baroffio e in quello all'Ambrosiana.
Analogamente l'angelo dipinto dal Morazzone ha il piede che sta dietro
parzialmente coperto da una nuvola, mentre la mano sinistra è
incompleta perché finisce sotto il bordo del riquadro che ospita
la figura. Non ci sono indizi sicuri riguardo al fatto che al tempo
del Morazzone le fasce che individuano gli spicchi della cupola fossero
già così larghe, poiché lunga e travagliata è
la storia dei restauri che hanno interessato gli affreschi della volta;
tuttavia questi elementi, insieme a opportune considerazioni stilistiche,
sono coerenti con l'idea che i disegni siano delle derivazioni che traggono
la loro origine, più o meno mediata, dall'affresco della Settima
Cappella e non dei disegni preparatori, come in passato è stato
affermato in particolare riguardo al disegno del Museo Baroffio e del
Santuario, arrivato in loco solo all'inizio del Novecento (8) .
Se è vero che, soprattutto nella stesura del viso dell'angelo,
si ravvisano diversi gradi di morbidezza del segno e leggere sfumature
d'intensità d'espressione, il nome che è stato più
spesso accostato ai disegni è quello di Carlo Francesco Nuvolone
(9).
Pur rilevando il permanere generale di alcune perplessità in
merito all'autografia dei disegni, la ripresa dell'angelo della Settima
Cappella che i Nuvolone ripropongono a Chiavenna e, con leggere variazioni,
a Orta si accosta a tanti analoghi esempi in cui essi riutilizzano più
volte gli stessi modelli, prendendoli volentieri a prestito da geniali
"inventori" quali il Morazzone.
Un ulteriore esempio di questa consuetudine è, per rimanere sulla
Via Sacra del Sacro Monte di Varese, nella Terza Cappella, dove Carlo
Francesco Nuvolone esempla l'angelo dell'Avvertimento in sogno a Giuseppe
sull'angelo della scena S. Francesco inviato da un angelo alla Porziuncola
affrescato da Morazzone fra il 1615 e il 1616 nell'Undicesima Cappella
del Sacro Monte di Orta (10).
(1).
R. Ciardi, Documenti e commenti sul Morazzone, in Critica d'Arte , VI,
32, 1959, p. 88.
(2) S. Coppa, in Pittura in Alto Lario e in Valtellina, Milano, 1995,
p. 286.
(3) Le analogie tra le Glorie angeliche di Varese, Chiavenna e Orta
riguardano sia l'assetto compositivo complessivo, sia singole figure
di angeli (per esempio nei tre casi è pressoché identico
l'angelo che suona il liuto).
(4) G. Bora, in Il Seicento lombardo. Disegni, libri e stampe, Milano,
1973, p. 36. Pubblicando il disegno insieme ad altri disegni - attribuiti
a Carlo Francesco Nuvolone e posti in relazione con la Diciassettesima
Cappella di Orta (n. 158-160) - il Bora cade nella svista di indicare
tale cappella al "Sacro Monte di Varese", pur citando la sua
giusta dedicazione (Agonia di S. Francesco).
(5) J. Stoppa, Il Morazzone, Milano, 2003, p. 195 (con bibliografia
precedente). Il disegno non è a carboncino, come indicato da
Stoppa, ma a matita rossa e, in minore misura, nera. Tra i disegni dubbi
e le copie del Morazzone della Settima Cappella del Sacro Monte di Varese
lo Stoppa segnala anche un disegno già Düsseldorf, Galleria
Sabrina Föster.
(6) M. Valsecchi, I grandi disegni italiani del Seicento lombardo all'Ambrosiana,
Milano, 1975, n. 73.
(7) F. M. Ferro, Nuvolone. Una famiglia di pittori nella Milano del
Seicento, Soncino, 2003, p. 314, 74 b. Il Ferro afferma che il disegno
"sembra riferibile" a Giuseppe Nuvolone.
(8) Il disegno fu donato da Gustavo Frizzoni prima del 1905 poiché
compare già nel primo catalogo del Museo del Santuario (L. Pogliaghi,
L. Riva, Catalogo degli oggetti preziosi d'arte e d'antichità
raccolti nel museo appartenente al Santuario di S. Maria del Monte sopra
Varese, Varese, 1905, p. 21 n. 8). Gustavo Frizzoni, allievo di Morelli,
doveva essere una presenza abbastanza familiare a S. Maria del Monte:
compare almeno due volte nell'archivio del Santuario (APSMM, Sezione
storica, Santuario, cartella V, fascicolo I) in relazione al dono di
una fotografia della "Madonna delle Grotte" di Leonardo da
Vinci (12 settembre 1900) e al parere richiesto da Pogliaghi riguardo
al prezzo di due opere per il Museo del Santuario (21 febbraio 1901).
Nell'Archivio del Santuario non sono stati trovati documenti sulla donazione
del disegno in questione.
(9) Per quanto riguarda il disegno del Museo Baroffio e del Santuario
la Gregori (M. Gregori, Il Morazzone, Milano, 1962, p. 144, n. 68) scrive
che "il segno, più morbido di quanto non usi il Morazzone
a questa fase, può far nascere qualche dubbio sull'autografia
del disegno, la cui qualità, tuttavia, è più che
apprezzabile. Si potrebbe fare il nome di Carlo Francesco Nuvolone (
)".
Lo Stoppa invece (op. cit.) esclude che il disegno possa essere di Carlo
Francesco, così come del Morazzone, "relegando questo foglio,
di non eccelsa qualità, fra i derivati postumi dai murali varesini".
(10) Non mi risulta che questa analogia sia già stato notata.
Simonetta Coppa per prima ha invece evidenziato come il Sogno di S.
Giuseppe di Carlo Francesco Nuvolone nella Cappella del Santissimo Sacramento
del duomo di Monza, databile verso il 1650, rielabori liberamente l'Elia
e l'angelo del Morazzone in S. Raffaele a Milano e la piccola omonima
tela esposta al Museo Diocesano di Milano in comodato dalla Basilica
di S. Vittore di Varese (anche se non fu realizzata per la basilica
varesina dato che almeno fino al 1922 si trovava nella Collezione Ceresa
di Bergamo), con "ricordi" dell'angelo di Orta (S. Coppa,
Qualche aggiunta alla fortuna dei modelli morazzoniani. Un pittore semisconosciuto
(Riccardo Taurino) e Nuvolone giovane in Pier Francesco Mazzucchelli
detto il Morazzone. Problemi e proposte, Morazzone - Varese, 2003, p.
75).