da Il nostro Sacro Monte - 29/2003

Le Visitazioni del Museo Baroffio e del Santuario
a cura di Laura Marazzi

   


Come hanno potuto constatare le numerose persone che hanno visitato il Museo Baroffio e del Santuario nel primo anno di riapertura, sono due le anime che lo rendono vivo: quella antica, che ci parla della storia di S. Maria del Monte, delle varie fasi architettoniche e decorative che la riguardarono e dell'attenzione che importanti personaggi le accordarono donando opere preziose, e quella moderna, rappresentata dalla mostra mariana permanente nella quale l'arte di notevoli pittori e scultori contemporanei si pone in rapporto ideale con la ricca produzione artistica che la devozione alla Madonna del Monte ha ispirato nel corso dei secoli.
È in quest'ottica di continuità tra passato e presente che vogliamo guardare due dipinti conservati in museo: l'uno di Camillo Procaccini, esponente di una famiglia di artisti d'origine bolognese trasferitosi a Milano nel 1587 e divenuto ben presto uno dei più stimati pittori del panorama milanese tra Cinquecento e Seicento (1); l'altro di Silvio Consadori, pittore bresciano che, insieme a Luigi Filocamo ed Enrico Manfrini, entrambi rappresentati in museo, fu tra gli artisti prediletti da Paolo VI, il papa che volle inaugurare nel 1973 la Collezione di Arte Religiosa Moderna ospitata all'interno dei Musei Vaticani (2).
Il soggetto delle tele di Camillo Procaccini e di Consadori è il medesimo: la visita di Maria a Elisabetta.
Il tema della Visitazione può essere raffigurato sia autonomamente che nei cicli sulla vita della Vergine o in quelli dedicati ai Misteri del Rosario. La rappresentazione di questi ultimi diventò particolarmente diffusa durante l'età della Controriforma, quando si volle affermare con rinnovato vigore la forza della preghiera del Rosario, strumento pacifico nella lotta contro la riforma protestante.
Non è dunque un caso che a Varese, terra di confine, di commercio e di passaggio, i Misteri del Rosario siano tradotti in forma artistica nei due più importanti cantieri avviati in età borromaica: il rifacimento della Basilica di S. Vittore (dal 1580) e la costruzione del Viale delle Cappelle del Sacro Monte (dal 1604).
Troviamo infatti messa in scena la visita di Maria a Elisabetta nei tondi del Morazzone nella Cappella del SS. Rosario, la prima cappella della rinnovata basilica a essere edificata (3), e nella seconda cappella della Via Sacra, dove le statue di Francesco Silva, l'autore della gran parte delle sculture che popolano le quattordici cappelle (4), animano un aperto scenario paesaggistico dai chiari colori.
Allo stato attuale degli studi non sappiamo se le Visitazioni del Museo Baroffio e del Santuario possano essere inserite all'interno di un ciclo o messe in rapporto con il tema dell'Annunciazione che spesso ne costituisce il pendant, come possiamo constatare per esempio nelle due ante d'organo dipinte da Camillo Procaccini tra il 1600 e il 1602 per il Duomo di Milano.
Possiamo comunque notare come in entrambi i dipinti si rispetti l'iconografia prevalente della Visitazione, peraltro ben identificabile e piuttosto stabile nel tempo.
Contrariamente alla narrazione evangelica, infatti, l'incontro tra Maria ed Elisabetta avviene all'aperto e non nella casa di Zaccaria (5), così come nella maggior parte delle rappresentazioni, siano esse pittoriche o scultoree. La casa di Zaccaria di solito, se c'è, è sullo sfondo. Spesso ci si sofferma sul paesaggio, a volte caratterizzato come montuoso, in rispetto alle parole dell'evangelista Luca. In certa pittura, come quella veneta del Cinquecento, la componente paesaggistica diventa quella prevalente. Nei nostri due dipinti non trova molto spazio la descrizione dell'ambiente dell'evento, in particolare in Procaccini, dove la visione è decisamente ravvicinata: i personaggi giganteggiano e lasciano solo intravedere a sinistra una piccola porzione di cielo al di là della grigia architettura che si immagina solida e imponente. L'incontro tra le due donne, accompagnate da Giuseppe e Zaccaria, è risolto in un abbraccio senza slanci emotivi.
Più intima e raccolta appare la Visitazione di Consadori, immersa in un'atmosfera sospesa. Maria ed Elisabetta, prive di aureole e di segni che testimonino l'importanza dell'evento, sono sole. Le loro figure dai colori pieni sono inquadrate e sottolineate da un edificio chiaro che risalta contro il cielo terso. Consadori mostra di prediligere volumi essenziali individuati da segni netti. La sua è una pittura che spesso frequenta l'ambito del sacro e che ogni volta chiarisce la sua predilezione per un'intonazione poetica e malinconica del fatto religioso, secondo un linguaggio di chiara definizione formale. "Questa riduzione a misura umana dei Vangeli nulla toglie all'evento miracolistico. Esso ne risulta anzi potenziato in ragione della facoltà di rivolgersi a chiunque, fuori d'ogni schema intellettualistico, fuori d'ogni astrazione arbitraria" (6).
Nella Visitazione di Camillo Procaccini le aureole mostrano l'appartenenza dei quattro personaggi alla più alta sfera sacra. Tutto deve essere subito chiaro: quale è Elisabetta, più matura, e quale Maria, più giovane; quale Zaccaria, dalla parte della sua sposa, e quale Giuseppe in atto di togliersi il copricapo dietro alla Vergine. Non ci devono essere elementi che possano portare a travisamenti o distrazione, in rispetto a quei principi controriformisti di immediata comprensibilità ed efficacia delle immagini sacre che nella Diocesi Ambrosiana trovarono attenti promotori in Carlo e Federico Borromeo.
La pittura colta e accademica di Camillo Procaccini con la sua chiarezza didascalica e il suo rigore seppe rispondere perfettamente alle esigenze post-tridentine dell'epoca, tanto da farne il principale interprete a Milano tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
La Visitazione del Museo Baroffio e del Santuario con la monumentalità manieristica delle figure e la composta retorica dei gesti ben rappresenta lo stile di questo prolifico artista, il cui successo in terra lombarda fu rapido e grande, aprendo la strada ai più giovani fratelli Giulio Cesare e Carlo Antonio. Camillo, pur continuando a mantenere contatti con la nativa Emilia, ottenne infatti importanti commissioni ecclesiastiche all'interno della diocesi milanese, a partire dalle ante d'organo per il Duomo: lavorò in S. Angelo, dove realizzò un ciclo composito di affreschi e dipinti, in S. Maria del Carmine, S. Alessandro, S. Vittore al Corpo, S. Marco, SS. Paolo e Barnaba e nei Santuari di Saronno e Rho.
Anche l'attività artistica di Consadori, morto a Burano nel 1994, è legata a Milano. Egli infatti insegnò all'Accademia di Brera dal 1940 al 1973 e si cimentò più volte nell'amata tecnica dell'affresco in alcune chiese cittadine, soprattutto di recente costruzione, mostrando di sapere organizzare con equilibrio anche ampi spazi.
I tempi e i modi dell'operato di Procaccini e di Consadori sono sicuramente molto distanti tra loro e per certi versi in antitesi, tuttavia la loro arte ci appare ugualmente necessaria perché "testimonianza viva di quanto può dire la bellezza incarnata nel sacro" (7).


(1). Camillo Procaccini (Bologna 1561 - Milano 1629). Scheda biografica con bibliografia precedente di V. Zani in M. Gregori (a cura di), Pittura a Milano dal Seicento al Neoclassicismo, Milano, 1999, p. 201.
(2). Silvio Consadori (Brescia 1909, Burano 1994). Bibliografia essenziale: C. Munari, Consadori, Cinisello Balsamo, 1969; G. Valzelli, Silvio Consadori, Milano ,1990; Silvio Consadori, in A. Bodini ( a cura di ), La Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei Villa Clerici - Milano Niguarda, Milano, 2002, pp. 70, 71.
(3). I tondi del Morazzone sono stati recentemente restaurati e meritano una visita attenta.
(4). A Francesco Silva sono attribuite le sculture di ben dieci cappelle. Colgo l'occasione per segnalare ai lettori che lo scorso 14 dicembre è stato presentato in museo il nuovo volume di Silvano Colombo Sculture dei Sacri Monti sopra Varese, Nicolini Editore. Per le notizie sul Silva si rimanda alle pp. 159-177 del suddetto libro.
(5). Luca I, 39-40: "In quei giorni Maria si mise in cammino e partì in fretta per la montagna verso una città di Giuda; entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta".
(6). C. Munari, op. cit., p.21.
(7). Mons. Pasquale Macchi, in A. Bodini ( a cura di ), La Galleria d'Arte Sacra …, p. 7.