Come hanno potuto constatare le numerose persone che hanno visitato
il Museo Baroffio e del Santuario nel primo anno di riapertura, sono
due le anime che lo rendono vivo: quella antica, che ci parla della
storia di S. Maria del Monte, delle varie fasi architettoniche e decorative
che la riguardarono e dell'attenzione che importanti personaggi le accordarono
donando opere preziose, e quella moderna, rappresentata dalla mostra
mariana permanente nella quale l'arte di notevoli pittori e scultori
contemporanei si pone in rapporto ideale con la ricca produzione artistica
che la devozione alla Madonna del Monte ha ispirato nel corso dei secoli.
È in quest'ottica di continuità tra passato e presente
che vogliamo guardare due dipinti conservati in museo: l'uno di Camillo
Procaccini, esponente di una famiglia di artisti d'origine bolognese
trasferitosi a Milano nel 1587 e divenuto ben presto uno dei più
stimati pittori del panorama milanese tra Cinquecento e Seicento (1);
l'altro di Silvio Consadori, pittore bresciano che, insieme a Luigi
Filocamo ed Enrico Manfrini, entrambi rappresentati in museo, fu tra
gli artisti prediletti da Paolo VI, il papa che volle inaugurare nel
1973 la Collezione di Arte Religiosa Moderna ospitata all'interno dei
Musei Vaticani (2).
Il soggetto delle tele di Camillo Procaccini e di Consadori è
il medesimo: la visita di Maria a Elisabetta.
Il tema della Visitazione può essere raffigurato sia autonomamente
che nei cicli sulla vita della Vergine o in quelli dedicati ai Misteri
del Rosario. La rappresentazione di questi ultimi diventò particolarmente
diffusa durante l'età della Controriforma, quando si volle affermare
con rinnovato vigore la forza della preghiera del Rosario, strumento
pacifico nella lotta contro la riforma protestante.
Non è dunque un caso che a Varese, terra di confine, di commercio
e di passaggio, i Misteri del Rosario siano tradotti in forma artistica
nei due più importanti cantieri avviati in età borromaica:
il rifacimento della Basilica di S. Vittore (dal 1580) e la costruzione
del Viale delle Cappelle del Sacro Monte (dal 1604).
Troviamo infatti messa in scena la visita di Maria a Elisabetta nei
tondi del Morazzone nella Cappella del SS. Rosario, la prima cappella
della rinnovata basilica a essere edificata (3), e nella seconda cappella
della Via Sacra, dove le statue di Francesco Silva, l'autore della gran
parte delle sculture che popolano le quattordici cappelle (4), animano
un aperto scenario paesaggistico dai chiari colori.
Allo stato attuale degli studi non sappiamo se le Visitazioni del Museo
Baroffio e del Santuario possano essere inserite all'interno di un ciclo
o messe in rapporto con il tema dell'Annunciazione che spesso ne costituisce
il pendant, come possiamo constatare per esempio nelle due ante d'organo
dipinte da Camillo Procaccini tra il 1600 e il 1602 per il Duomo di
Milano.
Possiamo comunque notare come in entrambi i dipinti si rispetti l'iconografia
prevalente della Visitazione, peraltro ben identificabile e piuttosto
stabile nel tempo.
Contrariamente alla narrazione evangelica, infatti, l'incontro tra Maria
ed Elisabetta avviene all'aperto e non nella casa di Zaccaria (5), così
come nella maggior parte delle rappresentazioni, siano esse pittoriche
o scultoree. La casa di Zaccaria di solito, se c'è, è
sullo sfondo. Spesso ci si sofferma sul paesaggio, a volte caratterizzato
come montuoso, in rispetto alle parole dell'evangelista Luca. In certa
pittura, come quella veneta del Cinquecento, la componente paesaggistica
diventa quella prevalente. Nei nostri due dipinti non trova molto spazio
la descrizione dell'ambiente dell'evento, in particolare in Procaccini,
dove la visione è decisamente ravvicinata: i personaggi giganteggiano
e lasciano solo intravedere a sinistra una piccola porzione di cielo
al di là della grigia architettura che si immagina solida e imponente.
L'incontro tra le due donne, accompagnate da Giuseppe e Zaccaria, è
risolto in un abbraccio senza slanci emotivi.
Più intima e raccolta appare la Visitazione di Consadori, immersa
in un'atmosfera sospesa. Maria ed Elisabetta, prive di aureole e di
segni che testimonino l'importanza dell'evento, sono sole. Le loro figure
dai colori pieni sono inquadrate e sottolineate da un edificio chiaro
che risalta contro il cielo terso. Consadori mostra di prediligere volumi
essenziali individuati da segni netti. La sua è una pittura che
spesso frequenta l'ambito del sacro e che ogni volta chiarisce la sua
predilezione per un'intonazione poetica e malinconica del fatto religioso,
secondo un linguaggio di chiara definizione formale. "Questa riduzione
a misura umana dei Vangeli nulla toglie all'evento miracolistico. Esso
ne risulta anzi potenziato in ragione della facoltà di rivolgersi
a chiunque, fuori d'ogni schema intellettualistico, fuori d'ogni astrazione
arbitraria" (6).
Nella Visitazione di Camillo Procaccini le aureole mostrano l'appartenenza
dei quattro personaggi alla più alta sfera sacra. Tutto deve
essere subito chiaro: quale è Elisabetta, più matura,
e quale Maria, più giovane; quale Zaccaria, dalla parte della
sua sposa, e quale Giuseppe in atto di togliersi il copricapo dietro
alla Vergine. Non ci devono essere elementi che possano portare a travisamenti
o distrazione, in rispetto a quei principi controriformisti di immediata
comprensibilità ed efficacia delle immagini sacre che nella Diocesi
Ambrosiana trovarono attenti promotori in Carlo e Federico Borromeo.
La pittura colta e accademica di Camillo Procaccini con la sua chiarezza
didascalica e il suo rigore seppe rispondere perfettamente alle esigenze
post-tridentine dell'epoca, tanto da farne il principale interprete
a Milano tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento.
La Visitazione del Museo Baroffio e del Santuario con la monumentalità
manieristica delle figure e la composta retorica dei gesti ben rappresenta
lo stile di questo prolifico artista, il cui successo in terra lombarda
fu rapido e grande, aprendo la strada ai più giovani fratelli
Giulio Cesare e Carlo Antonio. Camillo, pur continuando a mantenere
contatti con la nativa Emilia, ottenne infatti importanti commissioni
ecclesiastiche all'interno della diocesi milanese, a partire dalle ante
d'organo per il Duomo: lavorò in S. Angelo, dove realizzò
un ciclo composito di affreschi e dipinti, in S. Maria del Carmine,
S. Alessandro, S. Vittore al Corpo, S. Marco, SS. Paolo e Barnaba e
nei Santuari di Saronno e Rho.
Anche l'attività artistica di Consadori, morto a Burano nel 1994,
è legata a Milano. Egli infatti insegnò all'Accademia
di Brera dal 1940 al 1973 e si cimentò più volte nell'amata
tecnica dell'affresco in alcune chiese cittadine, soprattutto di recente
costruzione, mostrando di sapere organizzare con equilibrio anche ampi
spazi.
I tempi e i modi dell'operato di Procaccini e di Consadori sono sicuramente
molto distanti tra loro e per certi versi in antitesi, tuttavia la loro
arte ci appare ugualmente necessaria perché "testimonianza
viva di quanto può dire la bellezza incarnata nel sacro"
(7).
(1). Camillo Procaccini (Bologna 1561 - Milano 1629). Scheda biografica
con bibliografia precedente di V. Zani in M. Gregori (a cura di), Pittura
a Milano dal Seicento al Neoclassicismo, Milano, 1999, p. 201.
(2). Silvio Consadori (Brescia 1909, Burano 1994). Bibliografia essenziale:
C. Munari, Consadori, Cinisello Balsamo, 1969; G. Valzelli, Silvio Consadori,
Milano ,1990; Silvio Consadori, in A. Bodini ( a cura di ), La Galleria
d'Arte Sacra dei Contemporanei Villa Clerici - Milano Niguarda, Milano,
2002, pp. 70, 71.
(3). I tondi del Morazzone sono stati recentemente restaurati e meritano
una visita attenta.
(4). A Francesco Silva sono attribuite le sculture di ben dieci cappelle.
Colgo l'occasione per segnalare ai lettori che lo scorso 14 dicembre
è stato presentato in museo il nuovo volume di Silvano Colombo
Sculture dei Sacri Monti sopra Varese, Nicolini Editore. Per le notizie
sul Silva si rimanda alle pp. 159-177 del suddetto libro.
(5). Luca I, 39-40: "In quei giorni Maria si mise in cammino e
partì in fretta per la montagna verso una città di Giuda;
entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta".
(6). C. Munari, op. cit., p.21.
(7). Mons. Pasquale Macchi, in A. Bodini ( a cura di ), La Galleria
d'Arte Sacra
, p. 7.