da Il nostro Sacro Monte - 47-a/2009

Il Pogliaghi e un "prestito" comasco
a cura di Laura Marazzi

   


Un'osservazione inedita, pur nella sua esiguità, può aiutare a mettere a fuoco il singolare rapporto di Lodovico Pogliaghi con le fonti "antiche".
Chi si accinge a entrare nel cunicolo che si apre nei pressi del campanile del Santuario di S. Maria del Monte, può alzare lo sguardo per vedere sul muro della casa parrocchiale una targa che, posta in alto a sinistra, segnala la collocazione originaria del primo museo del Sacro Monte: il Museo del Santuario che, inaugurato nell'agosto del 1900, fu allestito in tre locali della canonica. L'indicazione rimase in loco anche quando, all'inizio degli anni Trenta del Novecento, grazie al lascito del barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio si costruì una nuova e più degna sede, il Museo Baroffio, che accolse anche il patrimonio del Museo del Santuario.
La scritta "Museo del Santuario" è incisa su una tabula retta da due putti simmetrici e sostenuta idealmente da tre piccole mensole, tra le quali si distende un esile festone vegetale; è sormontata da uno scudo crociato posto al centro di un'articolata decorazione che si dispone in modo speculare a destra e a sinistra. Gli elementi decorativi, individuati da un limpido disegno, sono scelti entro un repertorio figurativo di schietto gusto rinascimentale.
Nessuno stupore dunque nello scoprire che la targa è il calco di una lapide del 1513, posta all'esterno dell'abside maggiore del Duomo di Como e firmata da Tommaso Rodari, scultore e architetto ticinese tra i protagonisti del rinnovamento rinascimentale della cattedrale.
Impossibile non pensare che sia stato Lodovico Pogliaghi l'artefice di questo "prestito", dato che a lui furono affidati l'allestimento del Museo del Santuario e la catalogazione delle sue opere e che ben noti sono i rapporti dell'artista con l'ambiente comasco. Per il duomo, oltre a cesellare un crocifisso e sei candelabri per l'altare intitolato a S. Abbondio, egli fu chiamato a progettare una porta, mai realizzata, sulla scia del successo che seguì il compimento del celebre portale della cattedrale milanese. Non è difficile immaginare che l'attenzione per il contesto in cui avrebbe dovuto inserirsi la nuova porta abbia spinto il Pogliaghi a studiarlo da vicino, come già era accaduto a Milano, e a farlo proprio, com'era sua abitudine, nelle parti che stimolavano maggiormente il suo estro.
L'ottica nella quale collocare la citazione letterale della targa al Sacro Monte, la cui unica differenza rispetto all'originale è la scritta al centro, è dunque quella del fertile legame di Pogliaghi con il passato, evidente in particolare nella sua casa-museo, tuttora chiusa per restauro. Qui appare inscindibile la relazione tra l'attività del collezionista e l'attività dell'artista: egli raccolse un variegato patrimonio non solo per trarne godimento estetico, ma anche per solleticare l'ispirazione e sostenere l'atto creativo. Questo dialogo schietto con opere e artisti di varie epoche, generato da vorace curiosità intellettuale, trovò nel disegno lo strumento principe per uno studio attento e partecipe diventando, quasi senza soluzione di continuità, luogo dell'elaborazione di nuove opere.
L'eterogeneità di tecniche, generi, modelli sperimentati dal Pogliaghi nel suo fare artistico si pone sotto il segno unificante della fiducia nella grandezza feconda della tradizione e palesa la convinzione che il discorso degli antichi possa essere giustamente ripreso e rivitalizzato. I numerosi restauri da lui diretti lungo la Via Sacra e nel Santuario di S. Maria del Monte, spesso segnati da interventi invasivi e da rimaneggiamenti radicali, peraltro secondo la prassi del tempo, ribadiscono questo rapporto vivo con l'arte del passato. Profondi legami di conoscenza e di ammirazione generano una sintonia che legittima tutto: così nell'Esedra dei Marmi della sua Casa-Museo trovano spazio, tra le altre, sculture autentiche assemblate e integrate in modo creativo o reinvenzioni moderne che senza soggezione echeggiano esempi classici.
La scoperta dell'origine comasca della targa "rinascimentale" voluta dal Pogliaghi per il primo Museo del Santuario aggiunge dunque un nuovo piccolo tassello a un quadro complesso e stimolante che ancora attende di essere valutato in ogni sua sfaccettatura.