Un'osservazione inedita, pur nella sua
esiguità, può aiutare a mettere a fuoco il singolare rapporto
di Lodovico Pogliaghi con le fonti "antiche".
Chi si accinge a entrare nel cunicolo che si apre nei pressi del campanile
del Santuario di S. Maria del Monte, può alzare lo sguardo per
vedere sul muro della casa parrocchiale una targa che, posta in alto
a sinistra, segnala la collocazione originaria del primo museo del Sacro
Monte: il Museo del Santuario che, inaugurato nell'agosto del 1900,
fu allestito in tre locali della canonica. L'indicazione rimase in loco
anche quando, all'inizio degli anni Trenta del Novecento, grazie al
lascito del barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio si costruì una
nuova e più degna sede, il Museo Baroffio, che accolse anche
il patrimonio del Museo del Santuario.
La scritta "Museo del Santuario" è incisa su una tabula
retta da due putti simmetrici e sostenuta idealmente da tre piccole
mensole, tra le quali si distende un esile festone vegetale; è
sormontata da uno scudo crociato posto al centro di un'articolata decorazione
che si dispone in modo speculare a destra e a sinistra. Gli elementi
decorativi, individuati da un limpido disegno, sono scelti entro un
repertorio figurativo di schietto gusto rinascimentale.
Nessuno stupore dunque nello scoprire che la targa è il calco
di una lapide del 1513, posta all'esterno dell'abside maggiore del Duomo
di Como e firmata da Tommaso Rodari, scultore e architetto ticinese
tra i protagonisti del rinnovamento rinascimentale della cattedrale.
Impossibile non pensare che sia stato Lodovico Pogliaghi l'artefice
di questo "prestito", dato che a lui furono affidati l'allestimento
del Museo del Santuario e la catalogazione delle sue opere e che ben
noti sono i rapporti dell'artista con l'ambiente comasco. Per il duomo,
oltre a cesellare un crocifisso e sei candelabri per l'altare intitolato
a S. Abbondio, egli fu chiamato a progettare una porta, mai realizzata,
sulla scia del successo che seguì il compimento del celebre portale
della cattedrale milanese. Non è difficile immaginare che l'attenzione
per il contesto in cui avrebbe dovuto inserirsi la nuova porta abbia
spinto il Pogliaghi a studiarlo da vicino, come già era accaduto
a Milano, e a farlo proprio, com'era sua abitudine, nelle parti che
stimolavano maggiormente il suo estro.
L'ottica nella quale collocare la citazione letterale della targa al
Sacro Monte, la cui unica differenza rispetto all'originale è
la scritta al centro, è dunque quella del fertile legame di Pogliaghi
con il passato, evidente in particolare nella sua casa-museo, tuttora
chiusa per restauro. Qui appare inscindibile la relazione tra l'attività
del collezionista e l'attività dell'artista: egli raccolse un
variegato patrimonio non solo per trarne godimento estetico, ma anche
per solleticare l'ispirazione e sostenere l'atto creativo. Questo dialogo
schietto con opere e artisti di varie epoche, generato da vorace curiosità
intellettuale, trovò nel disegno lo strumento principe per uno
studio attento e partecipe diventando, quasi senza soluzione di continuità,
luogo dell'elaborazione di nuove opere.
L'eterogeneità di tecniche, generi, modelli sperimentati dal
Pogliaghi nel suo fare artistico si pone sotto il segno unificante della
fiducia nella grandezza feconda della tradizione e palesa la convinzione
che il discorso degli antichi possa essere giustamente ripreso e rivitalizzato.
I numerosi restauri da lui diretti lungo la Via Sacra e nel Santuario
di S. Maria del Monte, spesso segnati da interventi invasivi e da rimaneggiamenti
radicali, peraltro secondo la prassi del tempo, ribadiscono questo rapporto
vivo con l'arte del passato. Profondi legami di conoscenza e di ammirazione
generano una sintonia che legittima tutto: così nell'Esedra dei
Marmi della sua Casa-Museo trovano spazio, tra le altre, sculture autentiche
assemblate e integrate in modo creativo o reinvenzioni moderne che senza
soggezione echeggiano esempi classici.
La scoperta dell'origine comasca della targa "rinascimentale"
voluta dal Pogliaghi per il primo Museo del Santuario aggiunge dunque
un nuovo piccolo tassello a un quadro complesso e stimolante che ancora
attende di essere valutato in ogni sua sfaccettatura.