da Il nostro Sacro Monte - 46-c/2008

La luce nelle Natività
a cura di Laura Marazzi

   


A chi vorrà visitare il Museo Baroffio e del Santuario approfittando dell'apertura natalizia (6 dicembre 2008 - 6 gennaio 2009), magari per ammirare la restaurata anconetta lignea quattrocentesca della Natività, segnalo una Natività del XVII secolo di scuola emiliana, tela esposta in III sala.
Il Bambino è adagiato sul giaciglio fatto di paglia e abbondante stoffa bianca. Se non sapessimo che sta dormendo, vedendolo con le braccia distese lungo il corpo pallido, così stranamente composto per essere un neonato, potremmo pensare che fosse morto. D'altra parte non di rado Gesù Bambino è raffigurato immerso in un sonno che è già prefigurazione di morte, così come la paglia spesso è costituita da spighe di grano che alludono al Pane eucaristico e al futuro sacrificio di Cristo.
Maria è in adorazione davanti a Lui, in ginocchio, le mani giunte. Il suo viso è candido come la veste che indossa sotto il mantello azzurro. Il forte pallore della Vergine si spiega come riflesso di una sorgente di luce vicina e intensa: è dal Bambino che scaturisce la luce perché Egli è la luce che "risplende nelle tenebre" vincendole, secondo le parole dell'inizio del vangelo di Giovanni. Quest'evangelista non racconta la nascita di Cristo, ma ne parla in termini dottrinali usando, oltre alla famosa definizione del "Verbo che si fece carne", quella della "luce vera" venuta nel mondo.
La presenza del bue in primo piano si palesa a noi solo sotto forma di sagoma scura in controluce grazie alla forte luce irradiata dal Bambino.
Oltre l'entrata ad arco dell'edificio diroccato in cui ha trovato riparo la Sacra Famiglia, il nostro sguardo coglie uno scorcio di paesaggio notturno dominato da una montagna rocciosa sulla cui cima c'è una città. Giuseppe, che è in piedi davanti all'ingresso, allarga le braccia e adora il Bambino, guardandolo. Il volto di vecchio e una delle mani sono illuminati fortemente, ma non dal basso, come ci potremmo aspettare, quanto piuttosto dall'alto, verso sinistra. L'incoerenza luministica che interessa la figura di S. Giuseppe non deve tuttavia distoglierci dal significato simbolico dell'opera nel suo complesso.
Gesù nacque di notte, come possiamo dedurre dal Vangelo di Luca là dove egli scrive che un angelo annunciò la nascita del Salvatore ad "alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge" (Luca 2, 8). L'ambientazione notturna dell'evento non può essere tuttavia considerata un semplice dato di verità storica: ci troviamo di fronte a una notte rischiarata dal bagliore innaturale di un neonato, più che da fiaccole, candele o lanterne. La luce permette di vedere e quindi indica rivelazione, conoscenza, salvezza, grazia, bene, vita. Lo splendore di Cristo annulla il buio dell'ignoranza, del peccato, del male, della morte.
All'origine della raffigurazione di Gesù-luce del mondo sono molti passi dell'Antico e del Nuovo Testamento (tra questi non pochi sono ripresi nella celebrazione della Notte di Natale): dai salmi (Sal 96, 11: Una luce s'è levata per il giusto, gioia per i retti di cuore) al libro del profeta Isaia (Is. 9, 1: Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; Is. 60, 1 - 2: Alzati, rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla su di te. Poiché ecco, le tenebre ricoprono la terra (...); ma su di te risplende il Signore) fino al già citato prologo del Vangelo di Giovanni (Giov, 1, 5 e 9: La luce nelle tenebre brilla e le tenebre non la compresero (...); Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo). Altri testi influenzarono questa iconografia: dal Vangelo dello Pseudo-Matteo, fonte apocrifa che molto ha ispirato le raffigurazioni del Natale, in cui si legge che la grotta, da buia che era, cominciò a rifulgere "come se vi fosse il sole" fino alle Rivelazioni di S. Brigida, importante testo del XIV secolo, dove è scritto che il lume divino che emanava dal Bambino annullava completamente quello materiale, il chiarore della candela portata dal premuroso Giuseppe.
Immagini di Gesù in un alone di luce cominciarono ad apparire all'inizio del Quattrocento, ma solo dalla fine del secolo, soprattutto in ambito fiammingo, si moltiplicarono le Natività con forti contrasti chiaroscurali. In Italia ebbe grande successo l'interpretazione cinquecentesca che diede il Correggio, pittore emiliano a cui in questo periodo è dedicata una mostra monografica a Parma, nell'opera nota come La notte (Dresda, Gemäldegalerie): la luce del Bambino è così forte che la donna accorsa insieme ai pastori ne è abbagliata tanto da doversi riparare gli occhi con la mano.
Un bell'esempio seicentesco di un pittore ben noto agli amanti del Sacro Monte è l'Adorazione dei pastori del Morazzone dipinta per la Cappella del Rosario nella Basilica di S. Vittore a Varese (già prima della commissione dei tondi del Rosario, terminati entro il 1617, il Morazzone si era cimentato con il medesimo tema, per esempio nell'Adorazione della Collegiata di Arona).
Prima dei notturni con il Bambino dal quale scaturisce la luce che illumina gli astanti, si rappresentava lo stesso concetto in forma meno evidente, come nella Natività e nell'Adorazione dei Magi miniate nel 1476 da Cristoforo de' Predis (Milano 1440/1445 - ante 1486) per l'antifonario, oggi in museo, donato al Santuario di S. Maria del Monte dal vescovo di Piacenza Fabrizio Marliani.
Gesù Bambino è mostrato nudo, nell'evidenza concreta della carne, perché sia chiara la sua perfetta umanità, ma dal suo corpo escono anche raggi di luce perché sia evidente l'eccezionalità della sua natura. Il bagliore cristallizzato in linee dorate sottili tutt'intorno e l'aureola d'oro dietro al capo suggeriscono di vedere Dio nel Bambino.
Il pittore comasco Mario Radice (Como 1898 - 1987), esponente del primo astrattismo italiano che tuttavia non abbandona mai del tutto l'immagine figurativa, con la sua Madonna con il Bambino nella sala moderna del Museo ci parla dell'affetto materno della Vergine: Maria attira a sé il Figlio, avvolto in bianche fasce, e lo protegge con il suo velo. Nessuna aureola comunica la straordinarietà di questa mamma con il suo bambino, ma basta un riverbero stilizzato fatto di tratti blu, colore paradigma per l'opera intera, per farne la Madre di Dio con in braccio la "luce del mondo".