A chi vorrà visitare il Museo Baroffio
e del Santuario approfittando dell'apertura natalizia (6 dicembre 2008
- 6 gennaio 2009), magari per ammirare la restaurata anconetta lignea
quattrocentesca della Natività, segnalo una Natività del
XVII secolo di scuola emiliana, tela esposta in III sala.
Il Bambino è adagiato sul giaciglio fatto di paglia e abbondante
stoffa bianca. Se non sapessimo che sta dormendo, vedendolo con le braccia
distese lungo il corpo pallido, così stranamente composto per
essere un neonato, potremmo pensare che fosse morto. D'altra parte non
di rado Gesù Bambino è raffigurato immerso in un sonno
che è già prefigurazione di morte, così come la
paglia spesso è costituita da spighe di grano che alludono al
Pane eucaristico e al futuro sacrificio di Cristo.
Maria è in adorazione davanti a Lui, in ginocchio, le mani giunte.
Il suo viso è candido come la veste che indossa sotto il mantello
azzurro. Il forte pallore della Vergine si spiega come riflesso di una
sorgente di luce vicina e intensa: è dal Bambino che scaturisce
la luce perché Egli è la luce che "risplende nelle
tenebre" vincendole, secondo le parole dell'inizio del vangelo
di Giovanni. Quest'evangelista non racconta la nascita di Cristo, ma
ne parla in termini dottrinali usando, oltre alla famosa definizione
del "Verbo che si fece carne", quella della "luce vera"
venuta nel mondo.
La presenza del bue in primo piano si palesa a noi solo sotto forma
di sagoma scura in controluce grazie alla forte luce irradiata dal Bambino.
Oltre l'entrata ad arco dell'edificio diroccato in cui ha trovato riparo
la Sacra Famiglia, il nostro sguardo coglie uno scorcio di paesaggio
notturno dominato da una montagna rocciosa sulla cui cima c'è
una città. Giuseppe, che è in piedi davanti all'ingresso,
allarga le braccia e adora il Bambino, guardandolo. Il volto di vecchio
e una delle mani sono illuminati fortemente, ma non dal basso, come
ci potremmo aspettare, quanto piuttosto dall'alto, verso sinistra. L'incoerenza
luministica che interessa la figura di S. Giuseppe non deve tuttavia
distoglierci dal significato simbolico dell'opera nel suo complesso.
Gesù nacque di notte, come possiamo dedurre dal Vangelo di Luca
là dove egli scrive che un angelo annunciò la nascita
del Salvatore ad "alcuni pastori che vegliavano di notte facendo
la guardia al loro gregge" (Luca 2, 8). L'ambientazione notturna
dell'evento non può essere tuttavia considerata un semplice dato
di verità storica: ci troviamo di fronte a una notte rischiarata
dal bagliore innaturale di un neonato, più che da fiaccole, candele
o lanterne. La luce permette di vedere e quindi indica rivelazione,
conoscenza, salvezza, grazia, bene, vita. Lo splendore di Cristo annulla
il buio dell'ignoranza, del peccato, del male, della morte.
All'origine della raffigurazione di Gesù-luce del mondo sono
molti passi dell'Antico e del Nuovo Testamento (tra questi non pochi
sono ripresi nella celebrazione della Notte di Natale): dai salmi (Sal
96, 11: Una luce s'è levata per il giusto, gioia per i retti
di cuore) al libro del profeta Isaia (Is. 9, 1: Il popolo che camminava
nelle tenebre vide una grande luce; Is. 60, 1 - 2: Alzati, rivestiti
di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla su
di te. Poiché ecco, le tenebre ricoprono la terra (...); ma su
di te risplende il Signore) fino al già citato prologo del Vangelo
di Giovanni (Giov, 1, 5 e 9: La luce nelle tenebre brilla e le tenebre
non la compresero (...); Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella
che veniva nel mondo). Altri testi influenzarono questa iconografia:
dal Vangelo dello Pseudo-Matteo, fonte apocrifa che molto ha ispirato
le raffigurazioni del Natale, in cui si legge che la grotta, da buia
che era, cominciò a rifulgere "come se vi fosse il sole"
fino alle Rivelazioni di S. Brigida, importante testo del XIV secolo,
dove è scritto che il lume divino che emanava dal Bambino annullava
completamente quello materiale, il chiarore della candela portata dal
premuroso Giuseppe.
Immagini di Gesù in un alone di luce cominciarono ad apparire
all'inizio del Quattrocento, ma solo dalla fine del secolo, soprattutto
in ambito fiammingo, si moltiplicarono le Natività con forti
contrasti chiaroscurali. In Italia ebbe grande successo l'interpretazione
cinquecentesca che diede il Correggio, pittore emiliano a cui in questo
periodo è dedicata una mostra monografica a Parma, nell'opera
nota come La notte (Dresda, Gemäldegalerie): la luce del Bambino
è così forte che la donna accorsa insieme ai pastori ne
è abbagliata tanto da doversi riparare gli occhi con la mano.
Un bell'esempio seicentesco di un pittore ben noto agli amanti del Sacro
Monte è l'Adorazione dei pastori del Morazzone dipinta per la
Cappella del Rosario nella Basilica di S. Vittore a Varese (già
prima della commissione dei tondi del Rosario, terminati entro il 1617,
il Morazzone si era cimentato con il medesimo tema, per esempio nell'Adorazione
della Collegiata di Arona).
Prima dei notturni con il Bambino dal quale scaturisce la luce che illumina
gli astanti, si rappresentava lo stesso concetto in forma meno evidente,
come nella Natività e nell'Adorazione dei Magi miniate nel 1476
da Cristoforo de' Predis (Milano 1440/1445 - ante 1486) per l'antifonario,
oggi in museo, donato al Santuario di S. Maria del Monte dal vescovo
di Piacenza Fabrizio Marliani.
Gesù Bambino è mostrato nudo, nell'evidenza concreta della
carne, perché sia chiara la sua perfetta umanità, ma dal
suo corpo escono anche raggi di luce perché sia evidente l'eccezionalità
della sua natura. Il bagliore cristallizzato in linee dorate sottili
tutt'intorno e l'aureola d'oro dietro al capo suggeriscono di vedere
Dio nel Bambino.
Il pittore comasco Mario Radice (Como 1898 - 1987), esponente del primo
astrattismo italiano che tuttavia non abbandona mai del tutto l'immagine
figurativa, con la sua Madonna con il Bambino nella sala moderna del
Museo ci parla dell'affetto materno della Vergine: Maria attira a sé
il Figlio, avvolto in bianche fasce, e lo protegge con il suo velo.
Nessuna aureola comunica la straordinarietà di questa mamma con
il suo bambino, ma basta un riverbero stilizzato fatto di tratti blu,
colore paradigma per l'opera intera, per farne la Madre di Dio con in
braccio la "luce del mondo".