da Il nostro Sacro Monte - 45-b/2008

Lodovico Pogliaghi, la Natività lignea
e il primo Museo del Santuario
a cura di Laura Marazzi

   


La Natività lignea del XV secolo, nuovamente collocata nel Museo Baroffio e del Santuario, fu donata da Lodovico Pogliaghi al primo museo del Sacro Monte, il Museo del Santuario, aperto nell'agosto del 1900 in tre locali della casa parrocchiale.
Al Pogliaghi, che già aveva lavorato a Milano per il Museo Poldi Pezzoli e che in seguito sarà chiamato a progettare il Museo Teatrale alla Scala e lo stesso Museo Baroffio, furono affidati l'allestimento del Museo del Santuario e la catalogazione delle sue opere. Insieme all'Ing. Luigi Riva, Ispettore Onorario per la conservazione dei monumenti del circondario di Varese e membro dell'Amministrazione del Santuario, il Pogliaghi nel Catalogo degli oggetti preziosi d'arte e d'antichità del 1905 indicò la Natività tra le sculture in legno del museo definendola "Bassorilievo dorato e dipinto rappresentante il Presepio. Lavoro della fine del secolo XV, colla cornice in parte rifatta. Dono del Prof. Lodovico Pogliaghi"(1) . La medesima indicazione, già presente nel manoscritto di Pogliaghi conservato nell'Archivio del Santuario (2) che servì da base per il testo a stampa appena citato, ritornò circa trent'anni dopo, senza ulteriori aggiunte, in Costantino Del Frate (3). La segnalazione che si trattasse di un dono del Pogliaghi fu ribadita anche nella didascalia della fotografia dell'opera pubblicata dal Del Frate (4).
In seguito la Natività non fu mai segnalata nei testi dedicati al Santuario e nelle guide del Sacro Monte in cui, nella presentazione del museo, di norma abbastanza generica, erano sottolineate solo le opere giudicate più importanti.
Recentemente Raffaella Ganna ha citato il "Presepe (...) databile nell'ultimo decennio del Quattrocento e forse da far rientrare nella bottega dei De Donati" (5) . In effetti la nostra Natività può essere accostata ad anconette lignee di uguale soggetto datate verso la fine del XV secolo: appare interessante, per esempio, il confronto con l'anconetta oggi nell'oratorio della Madonna della Neve di Mazzo (So)(6) , che tuttavia si distingue in modo evidente per una più alta finezza esecutiva e una maggiore solidità compositiva.
Allo stato attuale degli studi non è possibile dire dove Pogliaghi abbia scovato la Natività, sorte condivisa con i ben più noti dossali del coro sforzesco di S. Maria del Monte che egli più tardi donò al museo (7) .
Una rara immagine, pubblicata nel 1934, permette di constatare il sovraffollamento delle opere esposte nel Museo del Santuario, che nel giro di pochi mesi sarebbe stato smantellato per il termine dei lavori di costruzione del nuovo Museo Baroffio (settembre 1936), dove la collezione storica del santuario si unì alla collezione del barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio (8). La fotografia ci consente soprattutto di vedere dove fosse collocata la nostra anconetta: a destra del dossale con l'Entrata di Cristo a Gerusalemme, sopra lo stipetto seicentesco con la Vergine Assunta ancora oggi in museo, e sotto il Crocifisso ligneo attualmente in casa parrocchiale (di cui la foto nel Del Frate lascia intravedere parte delle gambe). La disposizione delle opere, tutte ben riconoscibili, rispecchia con fedeltà l'elenco fornito nel Catalogo del 1905 dal Pogliaghi, segno che l'impronta data allora all'allestimento si mantenne pressoché inalterata per più di un trentennio.
Gli anni che precedettero l'apertura del Museo del Santuario, per cui già dal 1883 si era faticosamente cercato uno spazio consono (9) , furono segnati dalla volontà di arricchire la raccolta del museo che si andava progettando: Pogliaghi nel settembre del 1899 parla di "giusto desiderio dell'Amministrazione di accrescere importanza alla raccolta che si sta per rendere pubblica" e si candida "ora come in seguito sia per collocare sia per accrescere la preziosa raccolta" (10) costituita dagli oggetti d'arte del santuario fino ad allora conservati in sagrestia che già le guide ottocentesche del luogo suggerivano di farsi mostrare (11). Pogliaghi incrementò il patrimonio da musealizzare: individuò alcune sculture provenienti da "antiche costruzioni della chiesa" (12), come la bellissima Madonna con il Bambino attribuita a Domenico e Lanfranco da Ligurno (ante 1196); suggerì l'acquisto di alcuni dipinti (13) e donò opere riconosciute importanti per la storia di S. Maria del Monte, come i già citati dossali del coro . Insieme all'Amministrazione del Santuario si impegnò per ottenere il deposito di opere del Monastero delle Romite Ambrosiane, come un "antico bassorilievo" altrimenti "difficilmente accessibile agli studiosi"(14) .
Il rapporto tra Lodovico Pogliaghi e l'Amministrazione del Santuario, già stretta negli anni che videro comparire in museo l'anconetta della Natività da lui donata, proseguirà ancora per molti intensi anni: alla sua direzione saranno affidati quasi tutti i lavori di restauro del Sacro Monte, e, all'inizio degli anni '30 del Novecento, il progetto e l'allestimento del Museo Baroffio.

(1) L. Pogliaghi, L. Riva, Catalogo degli oggetti preziosi d'arte e d'antichità raccolti nel museo appartenente al Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, Varese, post agosto 1905, p. 7.
(2) Archivio Parrocchiale di Santa Maria del Monte (APSMM), Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 30 agosto 1905.
(3) C. Del Frate, S. Maria del Monte sopra Varese, Chiavari, 1933, p. 171.
(4) C. Del Frate, op. cit., fig. 242.
(5) R. Ganna, 1472 - 1491: il cantiere sforzesco di Santa Maria del Monte, in Rivista della Società Storica Varesina, fascicolo XXIV 2006-2007, Varese, 2007, p. 66.
(6) Raffaele Casciaro in Legni sacri e preziosi. Scultura lignea. in Valtellina e Valchiavenna tra Gotico e Rinascimento, Milano, 2005, pp. 124-125, con bibliografia precedente.
(7) Nel Catalogo degli oggetti preziosi d'arte op. cit. del 1905 non compaiono ancora i dossali; è il Del Frate il primo a riportare il dato che i pannelli furono donati dal Pogliaghi (S. Maria del Monte sopra Varese op. cit., p. 171, n. 16).
(8) Un gioiello di arte e bellezza, in Varese. Rivista Mensile del Calzaturificio di Varese e del suo dopolavoro, anno I n. 2, Varese giugno 1934, p. 3.
(9) APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 19 febbraio 1883.
(10) APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 22 settembre 1899.
(11) Il 20 ottobre 1899 il cardinale Andrea Carlo Ferrari "visitò il museo attiguo alla sagrestia del Santuario recentemente abbellito dal Cav. Pogliaghi" (APSMM, Sezione storica, Santuario, Pubblicazioni e manoscritti, cartella VI, Liber Chronicus), segno che l'allestimento era già allora a buon punto (l'inaugurazione ufficiale sarà il 19 agosto 1900). I meriti dell'"abbellimento" erano già attribuiti al Pogliaghi.
(12) L. Pogliaghi, L. Riva, Catalogo degli oggetti preziosi, op. cit., p. 5; il Riva nell'articolo Alla Madonna del Monte (Cronaca Prealpina, 19-20 agosto 1900) aveva citato "due piccoli bassorilievi scolpiti nella pietra del monte rappresentanti l'uno un cavallo (il Leone di S. Marco attribuito a Domenico e Lanfranco da Ligurno ndr), l'altro la Madonna col Bambino" aggiungendo che "vennero scoperti nell'abitato di S. Maria del Monte dal chiaro prof. cav. Lodovico Pogliaghi".
(13) Le tempere magre di scuola lombarda (XV secolo) con S. Girolamo (Inv. 84) e S. Antonio (Inv. 86), oggi nella prima sala del museo, sono un acquisto effettuato su suggerimento di Pogliaghi (APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 21 febbraio 1901).
(14) G. Moretti, Relazione annuale dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei monumenti in Lombardia., in Archivio Storico Lombardo, 1899 II, p. 238.
Il Del Frate (op. cit, p. 169) trascrive il testo sopracitato indicando in nota la fonte, ma modificandone il testo in "due antichi bassorilievi esistenti nel vicino Monastero" e scrivendo tra parentesi che "La cosa rimase però allo stato di puro e semplice desiderio perché i bassorilievi in parola" rimasero nella "clausura del Monastero". Egli specifica inoltre che "essi sono fratelli gemelli di altri due che si trovano nella Pinacoteca Braidense in Milano". Quelli di cui parla il Del Frate sono i rilievi lignei della Passione riconosciuti come appartenenti all'altare sforzesco del Santuario. Il rilievo citato nell'Archivio Storico Lombardo, invece, si potrebbe forse identificare nell'"interessante bassorilievo in legno - opera del XV secolo rappresentante l'Adorazione dei Magi" allora conservato "nell'attiguo Monastero" che l'Amministrazione del Santuario avrebbe voluto per il museo "a titolo di deposito" (APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 30 settembre 1899) e che, per quanto sappiamo, non ebbe mai. Credo non sia possibile identificare questa Adorazione dei Magi con la nostra Natività, sia per la diversità di soggetto, sia perché è improbabile che Pogliaghi avesse l'ardire di indicarsi come donatore dell'opera nel catalogo del 1905, falsando una verità allora sotto gli occhi di tutti. Al contrario, le Romite diedero al museo un "pregevole dono" (APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, agosto 1900), che più tardi si precisa essere un "pregevole ed interessante quadro" (APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 12 settembre 1900). Le opere donate con sicurezza al neonato Museo del Santuario dal Monastero delle Romite furono: un "dipinto appartenente al principio del 1400 - donato dalle reverende monache del Sacro Monte, rappresentante la Madonna col Bambino, con cornice in legno di egregio intaglio" (L. Riva, Alla Madonna del Monte, Cronaca Prealpina, 19-20 agosto 1900; C. Del Frate, op. cit., p. 171), forse il quadro di cui sopra, per cui non si è trovata una identificazione soddisfacente con opere attualmente in museo, e il Cristo Portacroce, esposto nella prima sala del museo (inv. 89; la vecchia didascalia del dipinto lo definisce GESÙ CHE PORTA LA CROCE, OPERA DEL PRINCIPIO DEL 1500, DEPOSITO DEL MONASTERO DELLE MADRI AGOSTINIANE; nella lettera di Pogliaghi già citata alla nota 13 si parla del dipinto "Cristo che porta la Croce già depositatovi dal Monastero"; il dato non ritorna però né nel Catalogo degli oggetti preziosi del 1905, né nel Del Frate).