La Natività lignea del XV secolo, nuovamente collocata nel Museo
Baroffio e del Santuario, fu donata da Lodovico Pogliaghi al primo museo
del Sacro Monte, il Museo del Santuario, aperto nell'agosto del 1900
in tre locali della casa parrocchiale.
Al Pogliaghi, che già aveva lavorato a Milano per il Museo Poldi
Pezzoli e che in seguito sarà chiamato a progettare il Museo
Teatrale alla Scala e lo stesso Museo Baroffio, furono affidati l'allestimento
del Museo del Santuario e la catalogazione delle sue opere. Insieme
all'Ing. Luigi Riva, Ispettore Onorario per la conservazione dei monumenti
del circondario di Varese e membro dell'Amministrazione del Santuario,
il Pogliaghi nel Catalogo degli oggetti preziosi d'arte e d'antichità
del 1905 indicò la Natività tra le sculture in legno del
museo definendola "Bassorilievo dorato e dipinto rappresentante
il Presepio. Lavoro della fine del secolo XV, colla cornice in parte
rifatta. Dono del Prof. Lodovico Pogliaghi"(1) . La medesima indicazione,
già presente nel manoscritto di Pogliaghi conservato nell'Archivio
del Santuario (2) che servì da base per il testo a stampa appena
citato, ritornò circa trent'anni dopo, senza ulteriori aggiunte,
in Costantino Del Frate (3). La segnalazione che si trattasse di un
dono del Pogliaghi fu ribadita anche nella didascalia della fotografia
dell'opera pubblicata dal Del Frate (4).
In seguito la Natività non fu mai segnalata nei testi dedicati
al Santuario e nelle guide del Sacro Monte in cui, nella presentazione
del museo, di norma abbastanza generica, erano sottolineate solo le
opere giudicate più importanti.
Recentemente Raffaella Ganna ha citato il "Presepe (...) databile
nell'ultimo decennio del Quattrocento e forse da far rientrare nella
bottega dei De Donati" (5) . In effetti la nostra Natività
può essere accostata ad anconette lignee di uguale soggetto datate
verso la fine del XV secolo: appare interessante, per esempio, il confronto
con l'anconetta oggi nell'oratorio della Madonna della Neve di Mazzo
(So)(6) , che tuttavia si distingue in modo evidente per una più
alta finezza esecutiva e una maggiore solidità compositiva.
Allo stato attuale degli studi non è possibile dire dove Pogliaghi
abbia scovato la Natività, sorte condivisa con i ben più
noti dossali del coro sforzesco di S. Maria del Monte che egli più
tardi donò al museo (7) .
Una rara immagine, pubblicata nel 1934, permette di constatare il sovraffollamento
delle opere esposte nel Museo del Santuario, che nel giro di pochi mesi
sarebbe stato smantellato per il termine dei lavori di costruzione del
nuovo Museo Baroffio (settembre 1936), dove la collezione storica del
santuario si unì alla collezione del barone Giuseppe Baroffio
Dall'Aglio (8). La fotografia ci consente soprattutto di vedere dove
fosse collocata la nostra anconetta: a destra del dossale con l'Entrata
di Cristo a Gerusalemme, sopra lo stipetto seicentesco con la Vergine
Assunta ancora oggi in museo, e sotto il Crocifisso ligneo attualmente
in casa parrocchiale (di cui la foto nel Del Frate lascia intravedere
parte delle gambe). La disposizione delle opere, tutte ben riconoscibili,
rispecchia con fedeltà l'elenco fornito nel Catalogo del 1905
dal Pogliaghi, segno che l'impronta data allora all'allestimento si
mantenne pressoché inalterata per più di un trentennio.
Gli anni che precedettero l'apertura del Museo del Santuario, per cui
già dal 1883 si era faticosamente cercato uno spazio consono
(9) , furono segnati dalla volontà di arricchire la raccolta
del museo che si andava progettando: Pogliaghi nel settembre del 1899
parla di "giusto desiderio dell'Amministrazione di accrescere importanza
alla raccolta che si sta per rendere pubblica" e si candida "ora
come in seguito sia per collocare sia per accrescere la preziosa raccolta"
(10) costituita dagli oggetti d'arte del santuario fino ad allora conservati
in sagrestia che già le guide ottocentesche del luogo suggerivano
di farsi mostrare (11). Pogliaghi incrementò il patrimonio da
musealizzare: individuò alcune sculture provenienti da "antiche
costruzioni della chiesa" (12), come la bellissima Madonna con
il Bambino attribuita a Domenico e Lanfranco da Ligurno (ante 1196);
suggerì l'acquisto di alcuni dipinti (13) e donò opere
riconosciute importanti per la storia di S. Maria del Monte, come i
già citati dossali del coro . Insieme all'Amministrazione del
Santuario si impegnò per ottenere il deposito di opere del Monastero
delle Romite Ambrosiane, come un "antico bassorilievo" altrimenti
"difficilmente accessibile agli studiosi"(14) .
Il rapporto tra Lodovico Pogliaghi e l'Amministrazione del Santuario,
già stretta negli anni che videro comparire in museo l'anconetta
della Natività da lui donata, proseguirà ancora per molti
intensi anni: alla sua direzione saranno affidati quasi tutti i lavori
di restauro del Sacro Monte, e, all'inizio degli anni '30 del Novecento,
il progetto e l'allestimento del Museo Baroffio.
(1) L. Pogliaghi, L. Riva, Catalogo degli
oggetti preziosi d'arte e d'antichità raccolti nel museo appartenente
al Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, Varese, post agosto
1905, p. 7.
(2) Archivio Parrocchiale di Santa Maria del Monte (APSMM), Sezione
storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 30 agosto 1905.
(3) C. Del Frate, S. Maria del Monte sopra Varese, Chiavari, 1933, p.
171.
(4) C. Del Frate, op. cit., fig. 242.
(5) R. Ganna, 1472 - 1491: il cantiere sforzesco di Santa Maria del
Monte, in Rivista della Società Storica Varesina, fascicolo XXIV
2006-2007, Varese, 2007, p. 66.
(6) Raffaele Casciaro in Legni sacri e preziosi. Scultura lignea. in
Valtellina e Valchiavenna tra Gotico e Rinascimento, Milano, 2005, pp.
124-125, con bibliografia precedente.
(7) Nel Catalogo degli oggetti preziosi d'arte op. cit. del 1905 non
compaiono ancora i dossali; è il Del Frate il primo a riportare
il dato che i pannelli furono donati dal Pogliaghi (S. Maria del Monte
sopra Varese op. cit., p. 171, n. 16).
(8) Un gioiello di arte e bellezza, in Varese. Rivista Mensile del Calzaturificio
di Varese e del suo dopolavoro, anno I n. 2, Varese giugno 1934, p.
3.
(9) APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 19 febbraio
1883.
(10) APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 22
settembre 1899.
(11) Il 20 ottobre 1899 il cardinale Andrea Carlo Ferrari "visitò
il museo attiguo alla sagrestia del Santuario recentemente abbellito
dal Cav. Pogliaghi" (APSMM, Sezione storica, Santuario, Pubblicazioni
e manoscritti, cartella VI, Liber Chronicus), segno che l'allestimento
era già allora a buon punto (l'inaugurazione ufficiale sarà
il 19 agosto 1900). I meriti dell'"abbellimento" erano già
attribuiti al Pogliaghi.
(12) L. Pogliaghi, L. Riva, Catalogo degli oggetti preziosi, op. cit.,
p. 5; il Riva nell'articolo Alla Madonna del Monte (Cronaca Prealpina,
19-20 agosto 1900) aveva citato "due piccoli bassorilievi scolpiti
nella pietra del monte rappresentanti l'uno un cavallo (il Leone di
S. Marco attribuito a Domenico e Lanfranco da Ligurno ndr), l'altro
la Madonna col Bambino" aggiungendo che "vennero scoperti
nell'abitato di S. Maria del Monte dal chiaro prof. cav. Lodovico Pogliaghi".
(13) Le tempere magre di scuola lombarda (XV secolo) con S. Girolamo
(Inv. 84) e S. Antonio (Inv. 86), oggi nella prima sala del museo, sono
un acquisto effettuato su suggerimento di Pogliaghi (APSMM, Sezione
storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 21 febbraio 1901).
(14) G. Moretti, Relazione annuale dell'Ufficio Regionale per la conservazione
dei monumenti in Lombardia., in Archivio Storico Lombardo, 1899 II,
p. 238.
Il Del Frate (op. cit, p. 169) trascrive il testo sopracitato indicando
in nota la fonte, ma modificandone il testo in "due antichi bassorilievi
esistenti nel vicino Monastero" e scrivendo tra parentesi che "La
cosa rimase però allo stato di puro e semplice desiderio perché
i bassorilievi in parola" rimasero nella "clausura del Monastero".
Egli specifica inoltre che "essi sono fratelli gemelli di altri
due che si trovano nella Pinacoteca Braidense in Milano". Quelli
di cui parla il Del Frate sono i rilievi lignei della Passione riconosciuti
come appartenenti all'altare sforzesco del Santuario. Il rilievo citato
nell'Archivio Storico Lombardo, invece, si potrebbe forse identificare
nell'"interessante bassorilievo in legno - opera del XV secolo
rappresentante l'Adorazione dei Magi" allora conservato "nell'attiguo
Monastero" che l'Amministrazione del Santuario avrebbe voluto per
il museo "a titolo di deposito" (APSMM, Sezione storica, Santuario,
cartella V, fascicolo I, 30 settembre 1899) e che, per quanto sappiamo,
non ebbe mai. Credo non sia possibile identificare questa Adorazione
dei Magi con la nostra Natività, sia per la diversità
di soggetto, sia perché è improbabile che Pogliaghi avesse
l'ardire di indicarsi come donatore dell'opera nel catalogo del 1905,
falsando una verità allora sotto gli occhi di tutti. Al contrario,
le Romite diedero al museo un "pregevole dono" (APSMM, Sezione
storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, agosto 1900), che più
tardi si precisa essere un "pregevole ed interessante quadro"
(APSMM, Sezione storica, Santuario, cartella V, fascicolo I, 12 settembre
1900). Le opere donate con sicurezza al neonato Museo del Santuario
dal Monastero delle Romite furono: un "dipinto appartenente al
principio del 1400 - donato dalle reverende monache del Sacro Monte,
rappresentante la Madonna col Bambino, con cornice in legno di egregio
intaglio" (L. Riva, Alla Madonna del Monte, Cronaca Prealpina,
19-20 agosto 1900; C. Del Frate, op. cit., p. 171), forse il quadro
di cui sopra, per cui non si è trovata una identificazione soddisfacente
con opere attualmente in museo, e il Cristo Portacroce, esposto nella
prima sala del museo (inv. 89; la vecchia didascalia del dipinto lo
definisce GESÙ CHE PORTA LA CROCE, OPERA DEL PRINCIPIO DEL 1500,
DEPOSITO DEL MONASTERO DELLE MADRI AGOSTINIANE; nella lettera di Pogliaghi
già citata alla nota 13 si parla del dipinto "Cristo che
porta la Croce già depositatovi dal Monastero"; il dato
non ritorna però né nel Catalogo degli oggetti preziosi
del 1905, né nel Del Frate).