Una nuova opera arricchisce le collezioni del Museo Baroffio e del Santuario
del Sacro Monte sopra Varese: è un'anconetta lignea quattrocentesca
raffigurante la Natività (85 x 65 cm) che all'inizio degli anni
Ottanta del Novecento fu rimossa dal Museo per essere collocata nella
casa parrocchiale di S. Maria del Monte.
Dopo quasi trent'anni l'anconetta ritorna sotto gli occhi di tutti.
L'occasione della sua ricollocazione in Museo ha favorito la decisione
di promuoverne il restauro, necessario per ragioni conservative e per
garantire una migliore leggibilità.
Il restauro, diretto dalla Dott.ssa Isabella Marelli della Soprintendenza
per i Beni Artistici ed Etnoantropologici di Milano, è stato
eseguito dal Laboratorio di Restauro Lotti, grazie al contributo dell'Inner
Wheel Club Varese e Verbano per volontà della sua presidente
Dott.ssa Maria Piera Ferrero Ambrosoli.
L'ATTRIBUZIONE
Una delle novità emerse in sede di restauro è stata l'inedita
attribuzione, da parte della Dott.ssa Marelli, a Giovan Angelo del Maino
(1470 circa- 1536) " figlio di Giacomo, esponente di una delle
più importanti botteghe di scultura lignea del Rinascimento lombardo,
il cui nome è legato ai cori lignei di Sant'Ambrogio a Milano
e del Santuario del Sacro Monte di Varese, e alla perduta ancona dell'Immacolata,
completata dalla tavola raffigurante la Vergine delle Rocce di Leonardo,
capolavoro eseguito per la chiesa di S. Francesco Grande a Milano. La
nostra anconetta è probabilmente un'opera giovanile di Giovan
Angelo, realizzata nei primi anni '90 del XV secolo, da inserire tra
l'ancona dell'Immacolata nell'Oratorio della Madonna della Neve a Sernio,
in provincia di Sondrio, e l'ancona di Santo Stefano nella chiesa di
S. Michele a Pavia, straordinarie "macchine lignee" realizzate
da Giacomo con la collaborazione del figlio precedentemente al 1496":
queste le parole della Dott.ssa Marelli nel contributo della cartelletta
stampata in edizione limitata e distribuita durante una recente presentazione
"a porte chiuse" riservata alle socie dell'Inner Wheel che
hanno finanziato il restauro. Nel prossimo autunno si promuoverà
una nuova presentazione, aperta a tutti, che aiuterà a chiarire
le ragioni dell'attribuzione in modo più approfondito rispetto
alla sintetica scheda posta ora in loco.
LA PROVENIENZA
L'anconetta fu donata da Lodovico Pogliaghi al primo museo del Sacro
Monte, il Museo del Santuario, aperto nell'agosto del 1900 in tre locali
della canonica. Il dato si ricava dal primo catalogo del Museo (1905)
in cui la Natività è definita "Bassorilievo dorato
e dipinto rappresentante il Presepio. Lavoro della fine del secolo XV,
colla cornice in parte rifatta. Dono del Prof. Lodovico Pogliaghi".
Al Pogliaghi, che già aveva lavorato a Milano per il Museo Poldi
Pezzoli e che in seguito fu chiamato a progettare il Museo Teatrale
alla Scala, erano stati affidati l'allestimento del Museo del Santuario
e la catalogazione delle sue opere.
In vista dell'apertura, Pogliaghi si dedicò con energia all'incremento
del patrimonio da esporre: individuò alcune sculture provenienti
da "antiche costruzioni della chiesa", come la romanica Madonna
con il Bambino di Domenico e Lanfranco da Ligurno; cercò di ottenere
il deposito di opere del Monastero delle Romite Ambrosiane; suggerì
l'acquisto di alcuni dipinti; donò opere riconosciute importanti
per la storia di S. Maria del Monte, come i due dossali del coro sforzesco
di S. Maria del Monte.
Il rapporto tra Lodovico Pogliaghi e l'Amministrazione del Santuario,
già stretta negli anni che videro comparire in Museo la Natività
da lui donata, proseguì a lungo: alla sua direzione furono in
seguito affidati quasi tutti i lavori di restauro del Sacro Monte, e,
all'inizio degli anni '30 del Novecento, il progetto e l'allestimento
del Museo Baroffio dove confluì tutto il patrimonio già
nel Museo del Santuario, anconetta compresa.
Allo stato attuale degli studi non è nota l'originaria collocazione
dell'anconetta né dove Pogliaghi l'abbia scovata, sorte condivisa
con i ben più noti dossali, appena citati, accanto ai quali è
ora esposta in Museo.
IL RESTAURO
L'opera è stata sottoposta a interventi di disinfestazione e
di consolidamento del legno, indebolito dall'attacco di insetti xilofagi.
Sono stati messi in sicurezza e recuperati gli strati preparatori, interessati
da gravi sollevamenti, e la doratura originaria.
La necessità di restituire alla Natività una maggiore
e più pertinente leggibilità ha reso necessarie la pulitura
delle porzioni superstiti di doratura quattrocentesca, sporcate da patinature
e vernici di restauro ormai ossidate, e la rimozione di due strati di
stucco colorato steso sulle numerose lacune ad imitazione del bolo,
poi coperto a tratti con oro in polvere (bronzina).
La decisione di rimuovere tutte le stuccature e i ritocchi incongrui,
visto l'alto grado di perdita della doratura e degli strati preparatori,
e la scelta del tipo di integrazione plastica e pittorica sono state
impegnative. Dopo tante ipotesi, ci si è orientati verso un intervento
minimo di chiusura delle lacune, nella convinzione che una capillare
stuccatura, un'analitica integrazione pittorica o addirittura una nuova
doratura, anche se opportunamente patinata, avrebbero avuto un effetto
troppo invasivo senza apportare significativi miglioramenti alla lettura
dell'opera.