da Il nostro Sacro Monte - 45-b/2008

Immagini dell'Assunta al Sacro Monte
a cura di Laura Marazzi

   


Quando organizzai la prima visita guidata dedicata a un singolo tema affrontato seguendo il filo suggerito dalle opere del Museo Baroffio e del Santuario, l'accoglienza riservata all'iniziativa fu decisamente tiepida. Oggi, dopo più di quindici itinerari proposti e riproposti, ai quali ogni anno si aggiungono nuovi titoli, le visite a tema sono una realtà consolidata e apprezzata da appassionati che aspettano buone occasioni per tornare nel Museo accanto al Santuario di S. Maria del Monte o da coloro che in esse vedono un valido pretesto per varcare per la prima volta la sua soglia.
La Vergine Assunta: devozione e iconografia fu il primo percorso proposto nel 2003 in concomitanza con il Ferragosto, giorno in cui, almeno dal XII secolo, ricorre la festività principale di S. Maria del Monte: sappiamo infatti che il 15 agosto già a quel tempo il clero varesino saliva in santuario per partecipare alla solenne celebrazione alla presenza dei numerosi pellegrini che, come accade ancora oggi, affollavano l'antica chiesa mariana nel giorno dedicato alla Vergine Assunta.
Questo dato potrà forse stupire chi sa che solamente nel 1950 papa Pio XII proclamò il dogma dell'Assunzione di Maria, ossia che l'"Immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste". Tuttavia, ben prima dell'affermazione del dogma, Maria fu venerata come Assunta: la festa dell'Assunta, che già nel VII secolo era entrata nel rito di Roma al 15 agosto, a Milano è infatti documentata dal IX secolo.
Per i lettori della rivista, che ben conoscono la Via Sacra scandita dalle cappelle dei Misteri del Rosario, una conferma evidente della preesistenza della devozione popolare sul dogma novecentesco è la dedicazione della XIV cappella all'Assunzione di Maria: la Vergine, che nel 1623 risultava già lì collocata, sale verso l'alto accompagnata da molti angeli, alcuni plasmati come lei nella terracotta, altri affrescati, mentre in basso restano il sepolcro vuoto e gli apostoli stupiti, increduli, adoranti, a mostrare ai pellegrini tutte le possibili reazioni di fronte a un fatto tanto eccezionale.
Per la traduzione in immagini di quest'evento straordinario, che non compare nei vangeli canonici e che non fu argomento di predicazione apostolica, la fonte principale è l'insieme di scritti apocrifi noti come Transito della Beata Maria Vergine. Secondo questa tradizione, gli apostoli, dopo aver visto Cristo accogliere l'anima della Madre insieme a una moltitudine d'angeli, ne deposero le spoglie nel sepolcro, ma ecco che li avvolse una forte luce e subito "il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli". La messa in scena della nostra cappella è quindi conforme a tale racconto.
Non compare invece un elemento non di rado presente nelle immagini dedicate a questo tema: il dono da parte della Vergine Assunta della propria cintura. Secondo il già citato Transito della Beata Maria Vergine fu il solo Tommaso a ricevere da Maria Assunta la cintura. Al contrario, secondo la versione più tarda riportata da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea, poiché Tommaso, unico apostolo assente al momento dell'assunzione, si dimostrava incredulo rispetto al racconto dei compagni, la Vergine fece cadere dal cielo la sua cintura come prova del fatto che era salita in cielo non solo in anima, ma anche in corpo. E fu così che, ancora una volta, Tommaso credette solo dopo aver "toccato con mano".
Il tema della cintura donata dall'Assunta, di cui la tavola dipinta da Gaudenzio Ferrari per la Chiesa di S. Maria di Piazza a Busto Arsizio costituisce in zona uno degli esempi più significativi, non è presente al Sacro Monte. Compare infatti solo come allusione nella Madonna con il Bambino, oggi in museo, scolpita da Domenico e Lanfranco da Ligurno per il portale della Chiesa di S. Maria del Monte (ante 1196), là dove Gesù afferra una striscia che scende dalla spalla della Madre, interpretata come la cintura della Vergine (a quest'opera dall'iconografia inconsueta è stato dedicato da chi scrive un contributo Devozione e iconografia della Madonna della Cintura, al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti, in I manufatti medioevali di Domenico e Lanfranco da Ligurno tra Santa Maria del Monte e Voltorre, diari del Baroffio n. 3, Varese, 2006, pp. 33 - 41).
In santuario c'è un'unica immagine dell'Assunta affrescata sulla volta della navata centrale dal comasco Giovanni Paolo Ghianda, già attivo intorno al 1624 nella II cappella: Maria, accompagnata da angeli musicanti dipinti nelle vele, sale in verticale, come spinta dal vento dello Spirito Santo. Questa scelta compositiva ad effetto, memore di ben più alti modelli barocchi, induce noi che la vediamo dal basso, con il naso all'insù, a sentirci veri testimoni, quasi novelli apostoli, della sua ascesi gloriosa.
Prima del Seicento, che portò al rinnovamento completo della decorazione della chiesa, conferendole l'aspetto sontuoso che ancora oggi ammiriamo, doveva essere presente in santuario almeno una raffigurazione dell'Assunta: secondo l'ipotesi ricostruttiva del complesso altare ligneo d'età sforzesca che il successivo altare barocco condannò allo smembramento, alla sommità era collocata, in posizione di privilegio, una scultura dell'Assunta entro una mandorla sostenuta da sei angeli. Poco più in basso stavano le sculture degli apostoli, intorno alla cupoletta concepita a protezione e celebrazione del simulacro della venerata Madonna del Monte.
In museo, oltre all'Assunta scolpita nel legno di noce dello stipo seicentesco esposto accanto a quello con S. Giuseppe e Gesù Bambino nella bottega di Nazareth, il tema è presente solo in due opere della sala moderna. Il numero non è esiguo se si considera che gli artisti del Novecento, accostandosi al sacro, hanno più facilmente scelto di raffigurare l'incarnazione di Dio o la morte di Cristo, misteri apparentemente più accessibili alla comprensione umana.
Le due sculture furono donate da Mons. Pasquale Macchi che, con grande convinzione e lungimirante intelligenza, volle aggiungere quest'inedita sezione al museo restaurato.
L'Assunta di Luciano Minguzzi (Bologna, 1911 - Milano, 2004), uno dei più grandi scultori del Novecento, mostra la Vergine sospinta in alto da un forte vento che increspa in pieghe profonde la sua veste. Quasi tagliata dall'aria improvvisa, che nulla ha di naturale perché è il soffio impetuoso dello spirito divino, la Madonna dalla grande aureola congiunge le mani, volge lo sguardo in su, socchiude la bocca, mostrandosi così in una dimensione che è già stupita contemplazione della bellezza ineffabile del Cielo.
In origine questa scultura bronzea fu pensata per essere posta alla sommità della V porta del Duomo di Milano, dove si preferì poi collocare lo stemma di papa Paolo VI. L'esecuzione della grande porta, che guardando la facciata del duomo si trova all'estrema destra, venne assegnata a Minguzzi nel 1958 al termine di un concorso che vide la partecipazione di artisti quali Lucio Fontana e Francesco Messina. La porta milanese fu solo una delle porte che Minguzzi realizzò per importanti chiese (S. Pietro, Vaticano; Stella Maris, Porto Cervo; S. Fermo Maggiore, Verona), tanto che il novantenne maestro, rilevando come ormai lo chiamassero "Luciano delle Porte" disse: "Quando sarà il momento, spero proprio che il buon Dio voglia aprire lassù una porta anche per me".
La Vergine di Enrico Manfrini (Lugo di Romagna, Ravenna 1917 - Milano 2004), maestro al quale ho già dedicato un articolo nel numero 33/2004 di questa rivista, è scolpita in legno di noce ed è esposta in alto a suggerire la sua interpretazione come Assunta. Mentre l'Assunta di Minguzzi è dominata da una forte energia espressiva, la Madonna di Manfrini è una figura dolce dalle linee pacate e dal morbido modellato. Manfrini predilesse un'arte equilibrata, dove la semplicità è calcolata sobrietà, è il risultato di una ricerca intima che riesce a cogliere il riflesso di Dio nella bellezza, nell'armonia, nella pace.
Dal XIII secolo, quando l'Assunzione si affermò come soggetto importante nei portali gotici d'Oltralpe, alla pittura dell'età della Controriforma, tra XVI e XVII secolo, quando il tema ebbe particolare diffusione, fino ad arrivare al pieno Novecento, molti sono gli esempi famosi che si potrebbero considerare. Questo breve contributo, in cui ho passato in rassegna solo gli esempi del Sacro Monte, vuole essere un aiuto per guardare con occhi attenti innanzitutto ciò che ci è più vicino.