Quando organizzai la prima visita guidata dedicata a un singolo tema
affrontato seguendo il filo suggerito dalle opere del Museo Baroffio
e del Santuario, l'accoglienza riservata all'iniziativa fu decisamente
tiepida. Oggi, dopo più di quindici itinerari proposti e riproposti,
ai quali ogni anno si aggiungono nuovi titoli, le visite a tema sono
una realtà consolidata e apprezzata da appassionati che aspettano
buone occasioni per tornare nel Museo accanto al Santuario di S. Maria
del Monte o da coloro che in esse vedono un valido pretesto per varcare
per la prima volta la sua soglia.
La Vergine Assunta: devozione e iconografia fu il primo percorso proposto
nel 2003 in concomitanza con il Ferragosto, giorno in cui, almeno dal
XII secolo, ricorre la festività principale di S. Maria del Monte:
sappiamo infatti che il 15 agosto già a quel tempo il clero varesino
saliva in santuario per partecipare alla solenne celebrazione alla presenza
dei numerosi pellegrini che, come accade ancora oggi, affollavano l'antica
chiesa mariana nel giorno dedicato alla Vergine Assunta.
Questo dato potrà forse stupire chi sa che solamente nel 1950
papa Pio XII proclamò il dogma dell'Assunzione di Maria, ossia
che l'"Immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo aver
terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in
corpo e anima alla gloria celeste". Tuttavia, ben prima dell'affermazione
del dogma, Maria fu venerata come Assunta: la festa dell'Assunta, che
già nel VII secolo era entrata nel rito di Roma al 15 agosto,
a Milano è infatti documentata dal IX secolo.
Per i lettori della rivista, che ben conoscono la Via Sacra scandita
dalle cappelle dei Misteri del Rosario, una conferma evidente della
preesistenza della devozione popolare sul dogma novecentesco è
la dedicazione della XIV cappella all'Assunzione di Maria: la Vergine,
che nel 1623 risultava già lì collocata, sale verso l'alto
accompagnata da molti angeli, alcuni plasmati come lei nella terracotta,
altri affrescati, mentre in basso restano il sepolcro vuoto e gli apostoli
stupiti, increduli, adoranti, a mostrare ai pellegrini tutte le possibili
reazioni di fronte a un fatto tanto eccezionale.
Per la traduzione in immagini di quest'evento straordinario, che non
compare nei vangeli canonici e che non fu argomento di predicazione
apostolica, la fonte principale è l'insieme di scritti apocrifi
noti come Transito della Beata Maria Vergine. Secondo questa tradizione,
gli apostoli, dopo aver visto Cristo accogliere l'anima della Madre
insieme a una moltitudine d'angeli, ne deposero le spoglie nel sepolcro,
ma ecco che li avvolse una forte luce e subito "il santo corpo
fu assunto in cielo dagli angeli". La messa in scena della nostra
cappella è quindi conforme a tale racconto.
Non compare invece un elemento non di rado presente nelle immagini dedicate
a questo tema: il dono da parte della Vergine Assunta della propria
cintura. Secondo il già citato Transito della Beata Maria Vergine
fu il solo Tommaso a ricevere da Maria Assunta la cintura. Al contrario,
secondo la versione più tarda riportata da Jacopo da Varagine
nella sua Legenda Aurea, poiché Tommaso, unico apostolo assente
al momento dell'assunzione, si dimostrava incredulo rispetto al racconto
dei compagni, la Vergine fece cadere dal cielo la sua cintura come prova
del fatto che era salita in cielo non solo in anima, ma anche in corpo.
E fu così che, ancora una volta, Tommaso credette solo dopo aver
"toccato con mano".
Il tema della cintura donata dall'Assunta, di cui la tavola dipinta
da Gaudenzio Ferrari per la Chiesa di S. Maria di Piazza a Busto Arsizio
costituisce in zona uno degli esempi più significativi, non è
presente al Sacro Monte. Compare infatti solo come allusione nella Madonna
con il Bambino, oggi in museo, scolpita da Domenico e Lanfranco da Ligurno
per il portale della Chiesa di S. Maria del Monte (ante 1196), là
dove Gesù afferra una striscia che scende dalla spalla della
Madre, interpretata come la cintura della Vergine (a quest'opera dall'iconografia
inconsueta è stato dedicato da chi scrive un contributo Devozione
e iconografia della Madonna della Cintura, al quale si rimanda per ulteriori
approfondimenti, in I manufatti medioevali di Domenico e Lanfranco da
Ligurno tra Santa Maria del Monte e Voltorre, diari del Baroffio n.
3, Varese, 2006, pp. 33 - 41).
In santuario c'è un'unica immagine dell'Assunta affrescata sulla
volta della navata centrale dal comasco Giovanni Paolo Ghianda, già
attivo intorno al 1624 nella II cappella: Maria, accompagnata da angeli
musicanti dipinti nelle vele, sale in verticale, come spinta dal vento
dello Spirito Santo. Questa scelta compositiva ad effetto, memore di
ben più alti modelli barocchi, induce noi che la vediamo dal
basso, con il naso all'insù, a sentirci veri testimoni, quasi
novelli apostoli, della sua ascesi gloriosa.
Prima del Seicento, che portò al rinnovamento completo della
decorazione della chiesa, conferendole l'aspetto sontuoso che ancora
oggi ammiriamo, doveva essere presente in santuario almeno una raffigurazione
dell'Assunta: secondo l'ipotesi ricostruttiva del complesso altare ligneo
d'età sforzesca che il successivo altare barocco condannò
allo smembramento, alla sommità era collocata, in posizione di
privilegio, una scultura dell'Assunta entro una mandorla sostenuta da
sei angeli. Poco più in basso stavano le sculture degli apostoli,
intorno alla cupoletta concepita a protezione e celebrazione del simulacro
della venerata Madonna del Monte.
In museo, oltre all'Assunta scolpita nel legno di noce dello stipo seicentesco
esposto accanto a quello con S. Giuseppe e Gesù Bambino nella
bottega di Nazareth, il tema è presente solo in due opere della
sala moderna. Il numero non è esiguo se si considera che gli
artisti del Novecento, accostandosi al sacro, hanno più facilmente
scelto di raffigurare l'incarnazione di Dio o la morte di Cristo, misteri
apparentemente più accessibili alla comprensione umana.
Le due sculture furono donate da Mons. Pasquale Macchi che, con grande
convinzione e lungimirante intelligenza, volle aggiungere quest'inedita
sezione al museo restaurato.
L'Assunta di Luciano Minguzzi (Bologna, 1911 - Milano, 2004), uno dei
più grandi scultori del Novecento, mostra la Vergine sospinta
in alto da un forte vento che increspa in pieghe profonde la sua veste.
Quasi tagliata dall'aria improvvisa, che nulla ha di naturale perché
è il soffio impetuoso dello spirito divino, la Madonna dalla
grande aureola congiunge le mani, volge lo sguardo in su, socchiude
la bocca, mostrandosi così in una dimensione che è già
stupita contemplazione della bellezza ineffabile del Cielo.
In origine questa scultura bronzea fu pensata per essere posta alla
sommità della V porta del Duomo di Milano, dove si preferì
poi collocare lo stemma di papa Paolo VI. L'esecuzione della grande
porta, che guardando la facciata del duomo si trova all'estrema destra,
venne assegnata a Minguzzi nel 1958 al termine di un concorso che vide
la partecipazione di artisti quali Lucio Fontana e Francesco Messina.
La porta milanese fu solo una delle porte che Minguzzi realizzò
per importanti chiese (S. Pietro, Vaticano; Stella Maris, Porto Cervo;
S. Fermo Maggiore, Verona), tanto che il novantenne maestro, rilevando
come ormai lo chiamassero "Luciano delle Porte" disse: "Quando
sarà il momento, spero proprio che il buon Dio voglia aprire
lassù una porta anche per me".
La Vergine di Enrico Manfrini (Lugo di Romagna, Ravenna 1917 - Milano
2004), maestro al quale ho già dedicato un articolo nel numero
33/2004 di questa rivista, è scolpita in legno di noce ed è
esposta in alto a suggerire la sua interpretazione come Assunta. Mentre
l'Assunta di Minguzzi è dominata da una forte energia espressiva,
la Madonna di Manfrini è una figura dolce dalle linee pacate
e dal morbido modellato. Manfrini predilesse un'arte equilibrata, dove
la semplicità è calcolata sobrietà, è il
risultato di una ricerca intima che riesce a cogliere il riflesso di
Dio nella bellezza, nell'armonia, nella pace.
Dal XIII secolo, quando l'Assunzione si affermò come soggetto
importante nei portali gotici d'Oltralpe, alla pittura dell'età
della Controriforma, tra XVI e XVII secolo, quando il tema ebbe particolare
diffusione, fino ad arrivare al pieno Novecento, molti sono gli esempi
famosi che si potrebbero considerare. Questo breve contributo, in cui
ho passato in rassegna solo gli esempi del Sacro Monte, vuole essere
un aiuto per guardare con occhi attenti innanzitutto ciò che
ci è più vicino.