Un cicerone d'eccezione attende i bambini al Museo Baroffio e del Santuario:
è il barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio che abita le pagine
della guida recentemente pubblicata per i più giovani visitatori
del museo a lui intitolato (L. Marazzi, G. Palumbo, Gioca in Arte. Alla
scoperta del Museo Baroffio e del Santuario del Sacro Monte sopra Varese,
diari del Baroffio n. 4, Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese,
pp. 48). Una novità già ben accolta dai nonni a spasso
con i nipoti nei primi tepori primaverili e dagli insegnanti che hanno
iniziato a portare in museo i loro alunni. I bambini si lasciano accompagnare
volentieri dal barone Baroffio in un divertente percorso articolato
intorno a una decina di opere: alcuni dipinti della sua collezione privata,
come la bella Adorazione dei Magi fiamminga, ma anche opere importanti
per leggere la storia del Sacro Monte di Varese, come la Madonna con
il Bambino di Domenico e Lanfranco da Ligurno o l'antifonario miniato
da Cristoforo de Predis, fino alla sezione moderna.
Del Baroffio non ci sono ancora noti ritratti o fotografie, dato alquanto
strano se si considera che ebbe una vita pubblica abbastanza intensa;
per questa ragione la disegnatrice Chiara Sacchi, alla cui fresca inventiva
si deve l'ideazione del nostro barone, non ha potuto far altro che immaginarlo:
ne è uscito un simpatico personaggio, dal sapore un po' retrò,
che per leggere usa il monocolo e che, per alludere compiaciuto al suo
stemma, tiene in mano una testa d'aglio. Lo stemma Baroffio Dall'Aglio
è infatti uno stemma abbastanza complesso che, come si vede sopra
l'ingresso del museo, ma anche all'interno e all'esterno della cappella
di famiglia nel cimitero di S. Maria del Monte, presenta nella parte
sinistra un'aquila che afferra con gli artigli un serpente minaccioso
(Baroffio) e nella parte destra, in alto un sole dorato, in basso tre
teste d'aglio (Dall'Aglio). Ludovico Pogliaghi, che nel 1932 insieme
all'Arch. Ulderico Tononi ebbe l'incarico di progettare il Museo Baroffio,
volle richiamare lo stemma parlante Dall'Aglio anche negli inediti capitelli
delle colonne che nobilitano la prima sala, disponendo tutt'intorno
una fila di teste d'aglio.
La stesura della guida per i bambini, con la scelta del Baroffio come
tramite tra bambino, museo e mondo dell'arte e la conseguente necessità
di dare un volto al noto mecenate, ha costituito una buona occasione
per indagare ulteriormente la sua singolare figura. Come dicevamo, stupisce
il fatto che, almeno fino a questo momento, non siano state trovate
fotografie del nostro barone che pure ricoprì svariati incarichi
pubblici, ottenne varie benemerenze e fu un sollecito benefattore.
Nato a Brescia il 6 gennaio 1859 dove il padre Gaetano era delegato
provinciale, Giuseppe Baroffio acquisì nel 1898 il titolo di
barone (il padre era "solo" cavaliere dell'Impero Austriaco)
e nel 1899 ottenne di aggiungere al proprio il casato dell'estinta famiglia
Dall'Aglio. Si sposò all'età di sessantuno anni con Anna
Maria Epis, sua coetanea. Alla morte improvvisa del barone, avvenuta
il 2 settembre 1929 ad Azzate dove egli aveva acquistato un'abitazione,
poi nota come Villa Cornelia, tutto il suo patrimonio andò per
lascito testamentario al Santuario di S. Maria del Monte (d'altra parte,
oltre a non avere figli, il Baroffio non aveva né fratelli né
nipoti).
Non abitò mai al Sacro Monte, ma il legame con il luogo fu evidentemente
molto forte se decise di trovarvi dimora definitiva: all'inizio degli
anni Venti il Baroffio aveva infatti voluto erigere una cappella nel
piccolo cimitero di S. Maria del Monte, dove riposa ancora oggi insieme
ai genitori, al patrigno e alla moglie, e dove è ricordato come
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia, Commendatore dell'Ordine
Militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, Commendatore dell'Ordine di Danilo
I del Montenegro, Console dell'Albania a Venezia.
Nel 1932, in seguito alla scomparsa della consorte e al cessato usufrutto
dei beni, allora stimati intorno ai due milioni e mezzo di lire, si
poterono attuare le disposizioni testamentarie con l'avvio dei lavori
per la costruzione, vicino alla chiesa, del museo a lui intitolato.
Negli articoli che apparvero all'epoca sulla stampa locale si indicò
che la raccolta donata era frutto dell'interesse collezionistico di
ben tre generazioni, coronato dalla decisione lungimirante di vincolare
parte del denaro lasciato e delle rendite future alla realizzazione
del museo, parte a restauri necessari in santuario e parte all'acquisto
di nuovi oggetti d'arte per rendere il museo sempre più ricco
e interessante. Purtroppo sono scarsissime le notizie circa l'origine
della collezione Baroffio e poco a questo proposito ci aiuta sapere
che il barone fu per più di quarant'anni sindaco di Lissago,
prima che venisse aggregato al comune di Varese, tanto da essere stato
il primo podestà nominato in provincia in quanto decano dei sindaci
italiani, oppure che fu presidente per quattordici anni della Congregazione
di Carità di Azzate, dove fece costruire il nuovo asilo.
"Varesino d'elezione, amava le nostre contrade meravigliose con
delicata e profonda tenerezza e lo affermava con gioia, trovando le
parole più efficaci per esaltarne la bellezza" - così
fu scritto nell'articolo che comparve sulla Cronaca Prealpina del 5
settembre 1929 dove ci viene consegnata anche l'immagine di un uomo
la cui "austera figura rivelava intelligenza e signorilità
profonda e fine", tanto che "si capiva subito, anche avvicinandolo
per la prima volta, che era un signore di squisita sensibilità
e che amava appassionatamente le cose belle uscite dalle severe discipline
dell'arte".
Il nostro barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio, al quale non riusciamo
ad associare un volto, mantiene ancora, nonostante tutto, i contorni
un po' sbiaditi di un nobile per vocazione e non per nascita, di un
pubblico amministratore di lungo corso e di un diplomatico che seppe
passare con tranquillità da Lissago a Venezia, di un collezionista
che in modo intelligente seppe garantire vita e dignità alla
sua raccolta.
FIDES VIM AUGET (La fede accresce la forza), diceva il motto che accompagnava
lo stemma del barone: per questo crediamo che non gli sarà dispiaciuta
l'idea di collocare nel "suo" museo, degnamente esposto, anche
il patrimonio storico-artistico del prediletto Santuario di S. Maria
del Monte.